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Presso la spiaggia v'è molto silenzio.

Si ode però qualche grosso calabrone nero che ronza gravemente: le passere pispigliano e si chiamano paurosamente come a dire: “Bada che gli uomini non si accorgano dove noi facciamo il nido!„ Le lucerte ritorte e stese al sole, fuggono e razzano fra la sterpaglia all'improvviso passo dell'ava.

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L'ava pensa che il suo figliuolo riceverà il mazzolino delle viole, che già ha raccolto, domani a mezzogiorno quando si reca a casa per la colazione. Ma è tanto affaticato, tanto preso dal lavoro e dagli affari che le guarderà a pena le viole e non gli verrà in mente di metterle in un cristallo per farle rivivere.

È egli felice?

Quando egli era giovane si confidava in lei, e la mamma era come lo scrigno dove i più reconditi pensieri venivano riposti con sicurezza.

Dopo o lo scrigno si è invecchiato o lui non ebbe più tesori da riporvi. Può darsi che sia felice. Però la madre non può dimenticare una parola di lui: ultima e forse inconsapevole confidenza.

Un giorno, dopo molti anni che non la vedeva più, il figlio si era recato a trovare la madre. Ella lo aveva preso per mano e lo avea condotto per le stanze: la stanza dove era nato; la stanza dove era morto lui.... il povero babbo di cui la parete reggeva la grande imagine; la stanza dove c'erano i vecchi libri e il vecchio tavolino (i libri conservavano ancora il profumo stantio del latinucci di vent'anni fa).