Dedicatoria [Pag. v]
Leuma e Lia [1]
Il cuore del passero [75]
Le ostriche di San Damiano [93]
Nella terra dei santi e dei poeti [111]
Le vicende del signor X*** e della signorina Y*** [195]
I tre casi del signor avvocato [221]
La bicicletta di Ninì [255]
Il primo viaggio d'amore [285]
Il cinabro rivelatore [313]
Le viole [333]

DEDICATORIA

ALLA MIA CARA MAMMA
Filomena Santini vedova Panzini.

Queste novelle, mia cara mamma, siano dedicate a te, anche perchè un poco di merito ce l'hai tu.

Non che tu le abbia emendate o mi abbia incoraggiato a scrivere: anzi!

Ti ricordi? Le mattine d'estate, quando suonava la campanella, tu piano piano uscivi dalla tua stanza — i cari bambini dormivano ancora o sognavano la spiaggia del nostro bel mare — con lo scialle nero in testa e il libro della messa: alzavi il saliscendi della porta della mia stanza e mi trovavi già curvo su le carte e sui libri. Tu dicevi: “Guarda che bel sole (e il sole, sorto da poco, filtrava dalle persiane verdi), monta in bicicletta, va a fare una bella passeggiata, invece di star lì a ammuffire tutto il santo giorno„, e te ne andavi scuotendo il capo con mestizia e commiserazione.

Nè devi ancora esserti dimenticata che qualche mio scritto fece inavvertitamente, per opera tua, conoscenza con le fiamme del focolare. Allora te ne rimproverai, ma oggi...! oggi, chissà? Forse, meglio: alle fiamme purificatrici i fantasmi della passione e del pensiero: nel mondo e fra gli uomini le sane e forti opere. Certo tu non pensavi, ma intuivi così, cara mamma!

Anche per quello che riguarda l'arte non ebbi da te troppi ammaestramenti. Tu, in fatto di romanzi e di letture, sei rimasta, caso mai, fedele alla vecchia scuola: cioè i gran romanzi, in uso molti anni fa, pieni di avventure che ti conciliano piacevolmente il sonno dopo il desinare del mezzodì. Quanto al pane dell'anima, sei contenta delle semplici parole di Cristo che sono ne' tuoi breviari, da te postillati con parole buone di speranza, di perdono e d'amore. La nuova arte che scruta sottilmente le passioni e le tempeste dei mortali, è passata vicina alla tua ignoranza: e tu non ti sei accorta di queste superbe conquiste dell'ingegno.

Dunque non grande conforto, come vedi, io ebbi da te a questi miei studi e a queste tormentose e pure affascinanti fatiche dell'imaginare e dello scrivere.