Ma quel giorno era venuto io e la cucina era in festa. L'arrosto girava sul treppiede; la pentola bolliva con allegro borbottio, gli aridi tralci crepitavano ed anche il sole si era messo d'accordo, chè, dopo tanti giorni di pioggia, riluceva.
Su la tavola era stesa una bella tovaglia, con le ampolline, il vasetto de' carciofini nell'olio, da mangiare col lesso, riserbati per le occasioni solenni: facevano inoltre bella mostra di sè una torta di marzapane su di una guantiera, due bottiglie di vino, di quelle che non si toccano per dei mesi e mesi e vi possono raccontare come fanno i ragni ad intessere le lunghe tele e descrivere le scorribande e i vani assalti dei topi nelle cantine.
C'erano le mele siroppate nel mosto, c'era l'uva dell'ultima vendemmia, c'era il ramo secco dell'ulivo, appeso al muro: memoria dell'ultima Pasqua.
Pensare alle trattorie, dove su le tovaglie grinzite muoiono le ultime mosche, e il cameriere al grave odore della cucina si assopisce col mento ispido su lo sparato sudicio; pensare agli acri mangiari in quelle mie peregrinazioni! Come tutta scintillava di pace benigna la gran tavola della casa!
— E il vecchio passero sta bene? — domandai posando la mano su la spalla della mamma che stava dando un'ultima occhiata all'arrosto, su cui il fuoco lento avea disegnato larghe chiazze brunite.
— Bene come un papa! — ella rispose. E il passero in quell'istante, come per rispondere direttamente alla domanda, fece — ci! ci! — perchè certo un raggio di sole era giunto sino alla sua gabbia.
— Di mezzogiorno ci batte il sole perchè canta? — domandai.
— A mezzogiorno arriva sino a lui e allora fa due o tre stridi; poi non si sente più tutto il giorno. È un rusticone!...
*
Il pranzo fu lieto da principio, poi volse a tristezza, giacchè non sempre il vino desta gioconde imagini. Eravamo noi due soli, come da tanti anni. Si parlò di molte cose passate, e ciò avvenne naturalmente per la ragione che tanto per la mamma come per me l'avvenire si è chiuso e ben sappiamo che cosa ci è dato in ventura.