Il quale mi seguì, mi tolse il pastrano, il cappello, il bastone, mi guidò presso un tavolo appartato e quasi libero, perchè vi erano solo due inglesi silenziosi, intenti a mangiare, ma con tanto garbo che parevano inghiottire delle pillole del farmacista.
Dicevano ogni tanto yes, e io non poteva a meno di meditare come questa gente inglese che mangia con tanta delicatezza e pudore, divori poi con tanta ingordigia nazioni e popoli.
Come mi fui seduto, il cameriere, stando a me di fronte e posando a pena le palme sul tavolo, disse:
— Vuol cominciare con un assaggio di pâté coi tartufi? È stato tolto dal gelo in questo momento. Lo troverà squisitissimo. — Veramente non disse “squisitissimo„: disse “splendido„: anzi io ho ancora nell'orecchio il ronzio di questa parola che egli ripeteva ad ogni frase.
— Cominciamo com'ella dice! — risposi io.
— E vino quale desidera? V'è del Barolo in bottiglia che è molto buono.
— Non ne dubito, ma a me basta un poco di vino comune.
— Va benissimo.
E subito dopo mi metteva davanti sul suo reggifiasco di lucidissimo metallo, un fiasco di vino toscano che portava scritto su di un cartellino: “Vino di Chianti stravecchio„.
— Ma quest'è troppo, — diss'io, — e poi deve essere carissimo....