Addio dolcezza della digestione! Non so che risposi, ma certo mi confusi e dovetti rispondere così press'a poco:

— Scusi, non l'ho fatto a posta! Se proprio fu così, me ne rimorde il cuore! Sinceramente!

— Ma io le devo la vita, signor professore! — esclamò allora con mia somma sorpresa il giovane al colmo dell'entusiasmo — io le devo il mio presente benessere, la mia fortuna: quante volte avrei voluto fermarla per la via e manifestarle la mia riconoscenza, ma me ne mancò il coraggio; adesso invece che ella è entrato nel mio esercizio, mi sono permesso....

— Io non capisco.... — risposi tuttavia turbato, giacchè temevo che quel mio antico scolaro si ricordasse di quella figura retorica che va sotto il nome di “ironia„.

— Oh, è una cosa chiara: chiara come il sole: si ricorda quello che lei mi diceva?

— Io? no, signore!

— Lei mi diceva: tu sei un buono e bravo figliuolo, ma per seguire gli studi classici ci vuole qualche cosa di più che l'ingegno, che non hai nemmen quello, ci vuol l'arte: tu arte non ne hai: tu sei un'ostrica. Me lo ricordo, sa?

Arrossii al ricordo delle squisitissime ostriche poco fa divorate, e me le sentii ancora vive coi loro gusci nello stomaco.

— Perdoni, proprio.... — dissi al colmo dell'imbarazzo.

— Macchè, lei diceva una santissima verità, — proseguì l'egregio Damiano: — erano i miei genitori che non la volevano capire: dovevo diventare un avvocato ad ogni costo, nobilitare con un titolo di dottore il nome della famiglia, e professori e lezioni in casa! ma già quel latino non mi andava giù, e a fare i còmpiti d'italiano sudavo freddo. E lei mi ha bocciato e ha fatto benissimo.