— Non mi ricordo, signore....
— Non si ricorda, signore, di una scenata che avvenne tra mio padre e lei? di quel deputato nostro avventore, che reclamò dalla presidenza gli scritti per portarli al ministero, della minaccia di reclamare un provvedimento?
Ora di fatto mi ricordavo: era stato l'onorevole...... Ma è meglio non farne il nome.
— E lei duro, — proseguì quel simpaticissimo Damiano, — volevano tirare il collo a due quattro e farli diventare due sei, e lei duro; anche il preside voleva tirare il collo ai due quattro, e lei duro! E mio padre diceva (mi vien da ridere a pensarci): “come? faccio anch'io degli sconti coi miei debitori per delle centinaia di lire, e lei per un punto....„
— Che vuole, signor mio....
— Ma ha fatto benissimo! Dopo, i miei genitori l'hanno capita. Mi hanno mandato come volevo io in Isvizzera, dove ho imparato le lingue e il commercio. Io volevo seguitare a ingrandire l'esercizio di papà e lui voleva invece ritirarsi dagli affari.... Oggi come oggi sono felicissimo. Quel Cornelio Nepote non mi andava giù....
— Troppo giusto....!
E mi volle lui stesso infilare il pastrano e mi porse il cappello e il bastone e mi pregò di venire spesso a onorare il suo esercizio.
— Io non dimenticherò mai il giorno di San Damiano — diss'io.
— Tutta bontà sua, signor professore! — e mi tenne aperta egli stesso la vetrata, ed io uscii dal restaurant col superbo Avana fra le labbra, come un banchiere o un gentiluomo che non misura certo il danaro per la colazione.