— Lui, veda, — proseguì ancora, poi che s'accorse che la sua parola non riusciva sgradita, — veniva qui per una viottola che adesso non c'è più e si sedeva qui e qui faceva le sue poesie: questo era il suo luogo preferito, tant'è vero, guardi! — e mi indicò una lapide, ma questa non era dell'occasione, ma grande e di marmo che spiccava sul muro del Monastero, e in lettere grandi portava il verso:
Sempre caro mi fu quest'ermo colle.
— Adesso poi vedrà la casetta dove abitava Maria Belardinelli, che morì di mal sottile nel '27, salvo errore, e che lui nelle Ricordanze chiama Nerina. Dall'appartamento delle brecce dove stavano i fratelli Carlo, Giacomo e Luigi, si vede la finestrella della casa della povera Maria: veniva qualche volta in casa Leopardi con la sua sorella Nazarena ad aiutare per il bucato o per altre faccende. Se visitate la chiesa di Santa Maria di Varano, dove sono sepolti i genitori e i fratelli di lui, troverete anche la sepoltura di quella povera figliuola. E lui è così lontano, anche morto!
— Deve essere una gran cosa l'amore! — chies'io allora simulando di udire queste notizie per la prima volta.
— Eh!... — fece l'abatino sorridendo, come a dire che egli non se ne intendeva. Ma uno dei due abati che erano rimasti seduti e ascoltavano le nostre parole, disse con voce quasi severa:
— Non era, signore, che vi pensiate, un amore come tutti gli altri!
Io non risposi, e in verità di celiare e di parlare anche, non mi sentivo più la voglia. Avea un commovimento di dentro come se intorno a quel colle ci fosse stata sospesa qualche cosa dell'anima e della infinita passione del Poeta e io l'avessi respirata con l'aria.
Mi sedetti: l'abatino piano ritornò fra i suoi e il giovane fattore si sdraiò per terra rispettando il mio silenzio come avea rispettato l'abito talare e la dottrina dell'abatino.
Di sotto si stendevano gli spazi interminati, e quel verso:
Ed erra l'armonia per questa valle