Ma i conforti della metafisica e della filosofia, ohimè, sono ben di sovente effimeri e migliore espediente mi parve togliermi dalla suggestione di quel luogo.
— Andiamo? — dissi al giovane.
Salutammo gli abati; e dopo poco ci si scoprì l'altra valle che è quella del Potenza e guarda a mezzodì ed è grande come quella del Musone.
Disse il giovane: — Vedete come si distingue bene il Potenza? Proprio così: quando dopo il temporale si schiarisce il cielo e le nebbie si alzano, la prima cosa che si vede dal fondo è appunto il fiume.
— Adesso — veniva sempre dicendo con la sua voce piana e calma — montiamo per la via di Montemorello e ci troviamo subito di faccia al palazzo. Per questa via (una via deserta fiancheggiata da casupole con la scala all'esterno come in quasi tutte le case campestri della Marca) il poeta veniva fuori di raro per non farsi vedere, perchè je davano del gobbo e a lui je dispiaceva. Ci veniva più spesso d'inverno, perchè qui ce batte il sole anche l'inverno e a lui perchè era ammalato, je piaceva il sole. Lo chiamavano, se non sapete, il gobbetto di Montemorello, perchè questa qui è la parrocchia di Montemorello, anzi c'era un vecchio che si ricordava che quand'era ragazzino, lui je dava in segreto un baiocco perchè lui e gli altri ragazzacci non le gridassino dietro: “il gobbo di Montemorello!„ ed eccoci arrivati: Vedete lì? quello è il palazzo Leopardi, bello, eh? Dovete poi veder dentro! È come una reggia. Ci ha dormito anche il re[1]; e questa è la piazzuola dove ha fatto la poesia del sabato del villaggio che dice che vengono li ragazzi a far chiasso. Adesso, perchè è presto, non c'è nissuno, ma la sera vi sono ancora tanti ragazzini. E quella casetta lì poi è dove teneva il telaio la Silvia; ma il vero suo nome era Teresa, ed era la figlia del cocchiere: la madre e un'altra figlia seguitarono per molti anni a tenere il telaio in questa casa, perchè anche lei è morta presto come quell'altra. Ebbene, lui veniva su quel balcone, lassù, e la sentiva cantare o la stava a vedere a ballare il salterello. C'è anche la lapide nella casa.
Io seguii il braccio della mia guida loquace, fissai e non lessi i noti versi scritti su di una targa di legno di fresco verniciata, la quale era infissa in quel muro antico e scalcinato:
Io gli studi leggiadri
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la miglior parte,