— E le stanze dove alloggiò Napoleone del 1798 quando concluse il trattato con Pio VI le andrete a vedere?

— Oh, peccato che il conte Bezzi che è il padrone del palazzo, sia andato con la famiglia a Sant'Elpidio al Mare.

— E non c'è il figliolo?

— E non l'avete visto che è andato via stamattina in bicicletta?

Così dicevano a gara i placidi vecchi, e quando se ne andarono l'un dopo l'altro in fila sui loro bastoncelli, mi promisero che se avessero incontrato il figlio del conte Bezzi di ritorno da Sant'Elpidio, me lo avrebbero mandato all'albergo e avrei così visitato le stanze di Buonaparte.

*

Brillarono le lampadine della luce elettrica e si accesero improvvise e allegre. Quelle lampadine parevano dire: “noi, è vero, siamo qui fra questi monti; ma selvagge e montane non siamo; noi siamo cugine germane di quelle di Milano, di Parigi; siamo sentinelle avanzate della civiltà qui nella solitudine. Il fiume Chienti che scorre lì sotto è quello che ci ha generate.„

L'albergatore della Corona, l'unico alloggio di Tolentino, ci sfilò un pranzo degno, almeno pel nome, di una capitale: antipasto, vitello tonnato, spaghetti, tacchino farcito, e vino — disse — a cui bisogna levarsi tanto di cappello.

Il vino, ambrato e servito in certe ampolle aristocratiche, era da vero squisito e stavamo facendone altri esperimenti, quando l'oste ci introdusse un giovanotto in costume di ciclista.