— Il figlio del signor conte Bezzi, — disse presentando, — e se vogliono visitare le stanze di Napoleone, son qui a due passi.
L'amico Pasini anche qui ricusò l'invito come già per il palazzo Leopardi.
— Io sto al tuo detto: finisco il vino e poi vado a dormire: domattina poi mi racconterai tutto quello che hai veduto.
La casa ha questa iscrizione: Napoleo Bonapartus a. d. xi K. Mart. mdccxcviii cum exercitu Gallorum Tolentinum ingressus quatriduum hisce in aedibus moratus. legatos pontificis cuius legationis card. Mattheius princeps fuit. cum pace dimisit.
Li rimandò con una bella pace da vero che gli portò via tutte le Provincie e gli oggetti d'arte per giunta! Quante graziose cose si possono non dire adoperando il latino!
Le tre stanze dove il giovane generale dimorò, sono intatte: egli, se fosse in sua scelta, ci potrebbe ritornare ancora.
Una è in damasco giallo con belle suppellettili e mobili in istile del secolo, quella da letto in damasco rosso con gran letto e enorme baldacchino; ma il letto, secondo l'uso d'allora, è formato da un pagliericcio di foglie di granoturco, sostenuto sui trespoli. In verità non c'era da invidiare il sonno del futuro imperatore.
E mentre io ammiravo e lodavo la signorilità di quelle stanze, così diverse dalle nostre che hanno pur sempre qualcosa della bottega da mobiliere: — Veda, — mi dicea il giovane, — di queste stanze messe così all'antica, con quadri, cassoni da nozze, stoffe, eccetera, qui a Tolentino ce n'erano tante. Adesso non sono rimaste che queste qui per memoria. È stato venduto tutto. Anche noi adesso si vorrebbe vendere: ma capirà, possiamo dare per una bagattella i mobili di Napoleone? E dire che Napoleone III ci offriva una somma! e i miei non hanno voluto vendere! Piglialo adesso! — E quell'egregio giovane si morse l'indice per dispetto. Egli avrebbe venduto non solo i mobili, ma la lapide e il palazzo. Aggiunse per mutar discorso: — Ah, guardi la lettera del generale Berthier!
Curiosa lettera! In essa il generale Berthier con grazia tutta francese e republicana, in nome non so se del Direttorio o della Francia o dell'umanità riconosce l'ospitalità data al Bonaparte: mi pare anche che ringrazi, ma certamente ordina (bontà sua!) che la proprietà e la persona del conte siano d'ora innanzi rispettate!
— Scusi, — mi interruppe il giovane, — vuole un po' delle foglie di formentone dove ha dormito Bonaparte? Tutti quelli che vengono qui ne portano via un pizzico per memoria. Gli Inglesi e gli Americani ne portano via dei pacchetti addirittura, e li faccio pagare, sa? Ma a lei gliele do per niente.