Ella parlò credo per più di una mezz'ora gridando e gestendo e il vento veniva e portava via quelle ardenti ed ebre parole. Ed io pure l'ascoltai e il perchè non so: forse perchè la pazzia ha certa similitudine con la completa e ideale saviezza, e forse ancora perchè il ritornare allo stato primitivo e selvaggio della ragione si ridesta talvolta in noi come un istinto.
Oh l'immensa e immane ascesa dei secoli per giungere alla civiltà, come noi la chiamiamo! Ma come l'orso ammaestrato balla e cammina sui pie' deretani e appena può si butta giù prono e grugnisce, così anche noi sentiamo talvolta la voluttà del ritorno alla vita antica e libera di umane belve. Questo talvolta io almeno sento, e ciò forse mi rende stranio e timido alla vita progressiva e civile.
Era del Cadore quella fanatica, e a piedi era andata a Roma dal Papa per fare un'ubbidienza che avea avuto dal Crocifisso. Ma a Roma non avea avuto udienza. Ora da Roma andava a Loreto alla santa casa della Madonna che certo la avrebbe ascoltata. Gran cose avea da compiere! Il Crocefisso le avea insegnato a leggere l'Apocalisse. Doveva redimere il mondo. Ripeteva di continuo: “Capiscelo, fratello, el nostro Signor el ga dito: carità, dolcezza, amore! Ma el demonio vedendo che li omeni dorme, e lu no dorme, el ga fatto un'altra dottrina: l'una l'è la stretta de man, che passa sora i sette peccati, l'altra l'è la vanità, l'altra l'è la lussuria. Cadrà el sol e la terra, ma senza el biglietto dei diexe comandamenti no se va in paradiso. No lo sentio voialtri el soffio del Signor? Se 'l vol, pol buttar giù questi monti come mi butto via col piè questa polvere!„ Altre cose disse e mi insegnò per far miracoli, se voglio andare in paradiso, dei segni magici con un fazzoletto e mi comandò di andare da tutti i preti e da tutti i vescovi a dire che si sveglino, perchè oramai è giunto il tempo e il demonio ha compiuto la sua conquista.
I pastori la udivano, come dissi, sdraiati e immobili come i loro cani, ed io durai gran fatica a liberarmi da colei; ma già io avea raggiunto il monte quando udii certe sue grida disperate che mi chiamavano. Era lei che di corsa risaliva il monte alzando le braccia. Quando mi fu presso, mise la mano in tasca e levò una medaglia che mi volle donare per memoria.
Ed è probabile che la medaglia magica mi abbia impedito di rompermi il collo giù per le precipitose giravolte per cui dall'Alpe si scende a Foligno. Per dieci miglia non un'anima sotto il sole: solo il profumo ebro delle ginestre.
Ad un certo punto, dove il monte faceva ombra, scorsi Pasini seduto pacificamente presso la sua bicicletta.
— Credevo che ti fossi fermato lassù, — disse. — Guarda quella valle: di' se non è la Svizzera, senza la neve e col nostro bel sole! e quella cascata tra il verde?
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Ad un'ora dopo mezzodì ci trovavamo finalmente a Foligno in una fresca e grande stanza d'albergo dove molti eleganti ufficiali, pacatamente, signorilmente desinavano fra belle signore.
Freschezza e lindura molta era nella stanza, ma io per mio conto era come ubriaco dal viaggio e avea ancora davanti agli occhi gli aspri monti, la pazza che scalza va a Loreto, i pastori cogli armenti e il barbaglio del sole. Mi ricordo solo che lì all'albergo, un colonnello a capo tavola faceva un gran parlare, ma di tutto il discorso mi rimase in mente questo che sosteneva che dominus al genitivo fa domini: e quando riprendemmo verso le cinque pomeridiane il viaggio, ricordo per le vie della città uno spazzino che ridendo, con le gambe larghe, scagliava un getto d'acqua sul selciato, ma così forte che parea una fiumana. I monelli vi andavano sotto saltando, le vetture vi passavano pian pianino e così facevano la pulizia delle ruote. Io chiesi a quel degno funzionario quanto si pagava per non essere spruzzato, e lo assicurai eziandio che la doccia l'avea fatta poco prima all'albergo. Egli mi assicurò che potevo passar oltre senza pagar pedaggio; ma non fu di questo parere un vecchio mendicante, alto, gagliardo e tanto sudicio che tutto il getto di poc'anzi non l'avrebbe purificato. Il mio buon Pasini cercava con persuasioni e belle parole bolognesi di toglierselo dai panni, ma tutto era inutile: allora si rivolse a me, e io zitto, come non l'avessi veduto; ma quando mi posò la mano su la spalla, mi voltai di botto e con accento croatescamente imperioso e forte, dissi: