Dei tesori d'arte che Gubbio dovea possedere rimane ciò che è difficile ad esportare, cioè gli edifici e le torri. Il Municipio contiene ancora, oltre alle famose sette lastre di bronzo, in dialetto umbro o gubbino, un museo di quadri, mobili, armi, diplomi e bolle degli imperatori di Svevia, così cari e celebrati da Dante nostro. Nella desolata chiesa di Santa Maria Nuova si conserva tuttora una tempera della Madonna, con santi, di Ottaviano Nelli quattrocentista, che mi parve così sorprendente e animata opera che ne richiesi la riproduzione fotografica[4]. Chiesi poi di visitare il museo Brancaleoni, che conteneva, oltre ad altre cose di gran pregio, delle tegole di Mastro Giorgio.
Mi risposero: — Venduto!
— Allora visitiamo il Palazzo Ducale.
Mi risposero: — Non ci vada chè è tutto diroccato.
Vedendo che altre morti rimanevano in mia scelta oltre a quella del topo, andai a visitare il Palazzo dei Consoli. Questo è un edificio in forma di torre quadrata che si eleva su terreno ascendente e sopra basamenti giganteschi. Data dalla metà del secolo XIV. Le stanze sono semplicemente grandi quanto è grande la torre e sono soltanto due, congiunte da una di quelle sorprendenti scalee medioevali, di marmo, con balaustra di marmo a trifogli, che montano a forma di mezza piramide lungo la parete stessa. Dalla sommità del torrione vengono le vertigini se si guarda al basso, e proprio lassù gira una loggetta esterna a sottili colonne ed archi che è un prodigio di eleganza. Di fuori ardeva nel gran mattino senza vento il piano di Gubbio, e tutta la città nera pareva raccogliersi attorno a questa immensa torre.
Il capomastro che mi accompagnava (si stavano facendo alcuni restauri per opera del Governo) mi disse: — Vedete? Su questa loggetta i consiglieri di quel tempo quando volevano fare una fumata, ecco, venivano qui e la godevano bene l'aria fina!
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E sempre Dante!
Tra duo liti d'Italia surgon sassi,
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