E fanno un gibbo che si chiama Catria,

Disotto al quale è consecrato un ermo,

Che suol esser disposto a sola latria.

Così con quella misteriosa intonazione per cui la fisonomia della materia gli passava nei versi, Dante descrive l'altissimo e selvaggio monte Catria alle cui falde orientali, in una conca montana, lontano da villaggi, si eleva ancora Fonte Avellana, deserto oggi e dispogliato eremo, dove fece penitenza san Pier Damiano, dove la tradizione vuole che dimorasse Dante (ed io lo credo perchè certe cose non si possono descrivere al vero se non si sono vedute) e dove sino a pochi anni addietro i bianchi frati Camaldolensi, fra quelle ariostesche selve e quelle spelonche pare facessero vita signorile e gaudiosa.

Desiderio di vedere cose che pochi hanno visto, mi spinse fin là. Il buon Pasini avea notato questo peregrinaggio extra-ciclistico nel suo itinerario e volle compiuto il programma, benchè l'idea di un'ascensione non gli sorridesse gran fatto.

Partimmo dunque da Gubbio verso le tre del pomeriggio e, varcata l'Alpe, arrivammo che alto era ancora il sole, al villaggio della Scheggia, il quale si trova all'incrocio della antica via romana, detta Flaminia, che va da Rimini a Roma e della via che pel Bottaccione e Gubbio va a Perugia.

Scheggia non ha alberghi e ci convenne domandare ospitalità a famiglie private in povere stanze e tristi letti. Ma l'umile cortesia e la premura di que' montanari ci compensò del difetto.

Nella casa dove alloggiammo mi sta a mente la figliuola della padrona di casa, una giovinetta di tredici anni, ma alta, pallida, qualcosa come senza sesso, con una voce piena di languore e una testa capelluta e profilata così dolcemente che ricordava le fisonomie del Perugino.

Avea nome Dorina, e perchè le nostre stanze erano umili, ella colse molte ciocche di gelsomini e di erbe odorose e la sera ne trovammo ornate le stanze. Avea un fratello soldato: così anche il caffettiere dell'unico caffè del luogo — se caffè si vuole chiamare — avea un figliuolo che era il sostegno della casa, ed era stato richiamato sotto le armi per i tumulti di quel maggio: anche la guida che ci dovea al mattino seguente condurre al Catria — vecchio montanaro che parea squadrato nel sasso — avea un figlio soldato: soldato d'Italia era stato lui pure, già tempo, nel sessantasei. Mi compiacqui d'interrogare variamente costoro, ma per quanto eccitassi a rispondere, mi dovetti convincere che il sentimento dell'odio sociale non era arrivato nel suo cammino ascendente fino lassù.

Fino a quando? Io non lo so. Ma temo che la solitudine, gli alti monti, le foreste saranno, pur troppo, il maggior impedimento al cammino dell'odio.