Il naso, poi, sarebbe sembrato brutto anche ai nostri tempi: lunghetto ed in avanti, con le narici scoperte e dilatate, quasi in atto di indagare, di fiutare, di cercare che cosa ci fosse dentro in ogni cosa, ti en ècaston, come si dice in greco. E questa era la sua passione.

Due baffi, lasciando scoperto il labbro inferiore, labbro tumido ed alquanto carnale, si accartocciavano, in giù per il mento, in due volute che si intrecciavano con altre grosse arricciature della barba, e con un pizzo sul mento; rigonfio il pizzo ed a punta caprina. Il tutto poi si confondeva con i folti cernecchi di una specie di tonsura naturale, perchè il cranio era lungo, bozzoluto; ma calvo del tutto. Un barbiere moderno si sarebbe trovato in grande impaccio per dipanare e mettere in ordine quella testa, e distinguere baffi, barba, pizzo, capelli. I suoi occhi erano grossi, intenti, sporgenti e come fissi nello stupore delle cose che lui solo aveva veduto indagando quel terribile ti en ècaston.

Sapientissimo, dunque, era stato proclamato Socrate, ma non bellissimo, e, pur troppo, neanche felicissimo.

Era proprio ellenico Socrate, o asiatico, o trace? Forse di tutto il mondo; e forse aveva dal deforme Esopo strappato, con la linea esterna, anche una scintilla di immortale gaiezza.

Già! Cadrebbe in errore chi imaginasse Socrate come un melanconico, oppure un infastidito. Era così bella la vita, e così splendente il suo pensiero! E poi come si poteva far amare la sapienza, se la sapienza ha il tristo privilegio di renderci melanconici?

Io non dico per ciò che fosse un ottimista, perchè ottimista vuol dire anche imbecille. Ecco: era un uomo allegro, che però non fu aiutato dal cielo, come dice il proverbio, che il cielo aiuta gli uomini allegri.

Anche quando Anito, un signore di cui parleremo più avanti, lo obbligò in fine a bere la cicuta, egli non era di cattivo umore verso l’umanità! Non disse come Cristo: «passi lungi da me questo amaro calice!» ma bevve la sua cicuta.

Ma era possibile che per un po’ di cicuta propinata dalla malvagità di Anito e compagni si dovesse spegnere del tutto questa bella lampada del sole? e tutta quella bella lampada ardente che era dentro di lui, dovesse scomparire? E allora dove andava a finire la logica?

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Brutto, dunque, col mantello un po’ in disordine, gioviale, anzi pieno di spirito, come si dice noi, e piuttosto avanti con gli anni. Attorno poi a questo vecchio c’erano molti bei giovani. Sì, così! Ma per carità, non venga in mente un professore.