Strano! Dal tempo di Protagora e di Socrate i sistemi filosofici si sono susseguiti come le onde del mare: erti di idealità sino alle nuvole, cupi di pessimismo sin giù negli abissi! Gli uomini come tante navicelle di carta, hanno seguitato a ballare su e giù per quelle onde della filosofia, felici di essere giù, felici di essere su.
Non ci fu che qualche individuo stravagante a dichiararsene insoddisfatto, come per esempio Messer Lò, professore medievale nell’università di Parigi, il quale, dopo essere stato sballottato a lungo in cerca della perfetta letizia, finì col dire: Linquo coax ranis (lascio il gracchiare alle rane), e terminò col farsi frate, secondo il costume di quel tempo; come Arrigo Heine, il quale dichiarò che, dopo avere amoreggiato con tutti i possibili sistemi filosofici senza rimanerne soddisfatto, — come Messalina dopo una notte di orgia, — si veniva a trovare sullo stesso fondamento su cui si trovava il povero negro, lo zio Tom.
Ma non c’è dubbio che fra i tanti sistemi filosofici, quello dell’illustre Protagora è il solo che gli uomini abbiano coscienziosamente capito ed anche applicato.
Gli Arconti e i Lucomoni vanno sempre a congratularsi con Protagora e coi suoi mammalucchi.
I servizi di Socrate non furono niente affatto riconosciuti dallo Stato; e quella volta che il Governo si occupò seriamente di lui, fu per fargli bere la cicuta.
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Certo, Socrate, lui come lui, non ha l’onore di aver costruito nessun edificio, nessun sistema filosofico, anche perchè non gliene lasciarono il tempo, avendogli fatto bere la cicuta.
Di lui non rimase che una pietra quadrangolare di marmo.
Ma io lo vedo ancora col suo melanconico sorriso di Sileno, quel povero figlio di Sofronisco scultore e di Fenarete, la levatrice. Egli sta presso la sua pietra quadrangolare. Io lo vedo ancora. Dal convito d’amore escono gli amici alquanto ebbri e con le rose sfiorite oramai; gli amici e le amiche fra cui stanno le belle cortigiane. Essi vanno a riposare. Socrate va alla bella fontana, si lava e si purifica. Sorge il sole sull’acropoli. Egli riprende il suo dialogo eterno: «Di’, o uomo meraviglioso, vogliamo noi diventare belli e buoni?»
E gli uomini, da tanti secoli, non hanno sovrapposto una pietra su quella pietra.