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Ma così conversando, essi erano oramai giunti alla casa di Callia, il quale aveva l’alto onore di ospitare Protagora. L’atrio era pieno della più eletta società, di Atene: nelle prime poltrone sedevano gli Arconti, e Protagora non era solo, ma aveva con sè alcuni suoi mammalucchi, giacchè il ventre di Protagora era fecondo. Esso seguita a generare anche oggi.

Il silenzio era meraviglioso, tanto che Socrate, Apollodoro e Fedone poterono ascoltare assai bene.

— Socrate? Oh, ecco Socrate! Salute a te, Socrate, — disse, con ben paludata parola, Protagora non appena scorse Socrate in fondo alla sala, — salute a te, Socrate! Anche noi, onorevoli signori Ateniesi, intendiamo, come il vostro concittadino Socrate, informare il carattere e l’intelligenza dei nobili giovani Ateniesi, educarli nelle virtù pubbliche e private. Anche noi adoriamo la verità. Ma dove è la verità? Intelligentissimi signori Ateniesi, se gli Dei non abitassero troppo lontano, se la nostra vita non fosse così breve e così incerta, noi potremmo benissimo sapere che cosa è la verità! Ma non tutti noi, umanissimi uditori, abbiamo, come il vostro fortunato concittadino Socrate, la rara fortuna di possedere un dio suggeritore, un demone buono, nelle proprie tasche. La verità dunque bisogna che ce la fabbrichiamo noi, secondo noi, tagliata sulla nostra misura! Che vale, intelligentissimi signori Ateniesi, possedere l’arco di Ulisse se nessuno lo può tendere? Che vale un grappolo d’uva, se è perennemente acerbo? Una cosa si deve da noi chiamare vera, o signori, in quanto che, messa in pratica, rende. E se non rende, non è verità. E perciò non esiste nel mondo reale una verità unica, ma esistono due verità, tre verità, molte verità, anzi tante verità quanti sono i gusti ed i capricci degli uomini; e così non esiste una sola virtù ma esistono molte virtù. Non esiste un solo Diritto, ma esistono molti Diritti. V’è il diritto dell’agnello; ma vi è anche il diritto del lupo! Esiste evidentemente la virtù di chi muore per la patria; ma esiste anche la virtù di chi canta i morti per la patria, come esiste la virtù di chi si conserva in buona salute per la patria. Esiste certamente, come dice l’illustre cittadino vostro, Socrate, la glandola della coscienza; ma non stimolàtela! Anzi, se avete coraggio, estirpàtela, e canterete tutte le mattine vispi come canerini, e vi sembrerà ogni mattina di tornare gioiosamente a vivere!

Dopo di che tutti, cominciando dai signori Arconti, andarono a congratularsi per la bella conferenza col signor Protagora.

— Ma è evidente, — disse Meleto, l’arconte basileo, che era assai adiposo e rappresentava la suprema autorità religiosa e giudiziaria di Atene, — che se tutti avessero la sola virtù di morire per la patria, chi resterebbe per fare gli elenchi dei morti per la patria, chi resterebbe per fare le commemorazioni e le poesie pei morti per la patria?

Anche Socrate andò a congratularsi con Protagora.

Disse Socrate: — Voi commerciate splendidamente al minuto nei commestibili dell’anima.

— E voi, disse di rimando graziosamente Protagora a Socrate, commerciate un po’ troppo all’ingrosso. Sono partite colossali. Scusate, chi volete che le comperi? Soltanto gli Immortali Iddii le potrebbero comperare. Ma gli Iddii non ne hanno bisogno. Agli uomini, — bisbigliò a pena l’insigne Protagora, — occorre vendere bagattelle, possibilmente piacevoli. E poi, in confidenza, virtù e vizio, rose e cipolle sono tutte produzioni del suolo. Credo che voi soffriate di esaltazioni liriche, Socrate carissimo.

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