(E anche ciò poteva a quei tempi esser detto, se è permessa la contraddizione, naturalmente. Le signore non potevano protestare).

— Permettete allora, signori ed amici, — disse quel tal Filippo, — che anch’io dica la mia. Io mi esalto e glorio perchè son nato buffone. Socrate nostro non può profferire parola che non sia seria; io invece non posso dir cosa che non sia buffonesca. Dire una cosa seria è per me impossibile: come diventare immortale. Socrate dice di sentire l’ambrosia di non so qual Nume o Demone di dentro. Io sento dentro di me un onesto suino che annusa l’ambrosia delle buone pietanze.........

— Ehi, ehi! — interruppe d’un tratto il buffone Filippo. — Si può sapere che cosa fanno quei due laggiù? Ma quella è la danza, diciamo così, del ventre!

Infatti la bella donna ed il giovane aulete, rimasti senza occupazione, avevano per conto loro attaccata una danza, una danza.... Come dire? Un’abbominevole danza: quella che è detta oggi la danza degli Apaches, la danza dei selvaggi che piace anche alla nostra buona società. Io credo che sia una riproduzione dell’antica danza che i due primi selvaggi, Adamo ed Eva, danzarono la prima volta ed ebbe per conseguenza Caino ed Abele: una specie di tango.

La donna era di un verismo assai perturbante.

— Smetti, ragazza, — gridò Filippo. — Mi si desta Afrodite, e sorge Eros.

Cosa strana! In tutti si destava Afrodite, ed anche Eros.

E poichè i due smisero, furono mandati via.

— Per Giove, — esclamò Callia, — sapete, amici, che Eros, Amore, è un dio misterioso anche lui! Misteriosa certamente è Demetra; misteriosa è Minerva, ma anche Amore non ischerza!

— E il modo come si manifesta!