E non soltanto Anito capì poco; ma gli parve che il saluto a lui, presidente della Democrazia, fosse poco reverente.

Alcibiade, nepote di Pericle (un intellettuale molto sospetto!) diceva bensì: «Salute, Anito!»; ma le sue pupille, dall’alto della pura clàmide, giravano così sardonicamente, che parevano dire: «Dove sei, Anito, verme della terra?»

Ed i sicofanti avevano riferito per certe queste parole del giovane Senofonte: «Salcicciai e cuoiai arricchiti vadano pure al potere: ma col voto dei salcicciai e cuoiai soltanto. Noi, piuttosto che dare il voto a simili candidati, boicoteremo lo Stato, andremo volontariamente in esilio.»

«Tutto questo, — pensava Anito, — è effetto della filosofia di quel vecchio. E che è questa filosofia che rende gli uomini indaganti, oltracotanti, ciarlanti, boicotanti, scioperanti?»

Egli non sapeva che cosa fosse la filosofia; ma come uomo politico, cioè intelligente, capì che quel vecchio parlava parole a lui nemiche, e quindi era nemico pericoloso per la democrazia. (E questo di giudicare pericolosi i filosofi è, pur troppo, una qualità tanto delle aristocrazie quanto delle democrazie.)

«Ah, è troppo tempo, — diceva Anito, — che quel vecchio chiacchiera per le vie di Atene!»

E andava considerando fra sè come lo si potesse togliere dalla circolazione.

«Ecco, — esclamò trionfalmente Anito, puntando l’indice contro la fronte, — noi possediamo l’organo legale, l’ostracismo! Blandamente, dolcemente, noi togliamo questo individuo dalla circolazione. Sì, ma dove li troviamo noi tremila cittadini che diano il voto per mandare Socrate in esilio? Per quale motivazione? Perchè parla troppo? Ma allora bisognerebbe mandare in esilio tutti gli Ateniesi! Eppure un motivo ci deve essere!»

Anito, uomo politico, sentiva al fiuto che un motivo c’era. Ma quale? Non riusciva a trovarlo, e perciò si decise ad andare da Meleto, che era l’arconte basileo, e aveva l’orecchio più sottile.

Questo Meleto non era un sacerdote: Atene non ebbe sacerdoti, chè se li avesse avuti, non sarebbe stata più Atene. Era soltanto una mente sacerdotale. Oltre a ciò convien dire che questo Meleto era un eupatrida, cioè un nobile, e lo si diceva un po’ partitante dell’aristocrazia. Ma essendo al potere, ed avendo anche lui approvato il rivestimento di cuoio per le navi, Anito e Meleto — cioè demagogo ed oligarca — si trovavano in buoni rapporti.