Mentre dunque Anito si reca da Meleto, noi ci domandiamo: Perchè questa legge dell’ostracismo, cioè di un esilio blando e niente affatto disonorevole, non fu conservata nelle legislazioni che vennero di poi? Perchè quella legge fu trovata ingenua, cioè superflua.

Dove Anito o Meleto salgono ai primi onori di uno Stato, gli uomini buoni si eliminano automaticamente, senza ostracismo.

*

Meleto era un personaggio flemmatico e maestoso, e il discorso che seguì fra i due uomini di Stato fu di molto interesse, anzi è memorando.

— Quell’uomo, quel Socrate, — cominciò a dire Anito, — io l’ho ascoltato attentamente; parla di fabbri, di falegnami, di asini col basto, dice che conviene essere kaloikagatoi,[3] filosofoi....; eppure io sento che quell’uomo è pericoloso allo Stato. Pensa o non pensa vostra Eminenza quest’uomo pericoloso allo Stato?

— Mah! — rispose Meleto.

— Che cosa vuol dire «Mah!»? — domandò Anito che era uomo impaziente.

— Mah, — rispose gravemente Meleto, — vuol dire «pericoloso» e vuol dire anche «niente affatto pericoloso».

— Abbiate la cortesia di spiegarvi, perchè io non sono nato interprete paziente di enigmi.

— Non è un enigma, buon uomo, — rispose Meleto, — è una cosa semplice. Se i peli delle vostre orecchie non vi avessero intercluso l’udito, voi avreste inteso che Socrate non parla soltanto degli asini col basto, ma parla anche di una voce misteriosa che ogni tanto gli ragiona, e lui solo ode, e lo mette in diretta comunicazione con Giove. Ora vostra Celsitudine può capire molto bene che se tutti gli Ateniesi fossero, come Socrate, in diretta comunicazione con Giove, io sommo pontefice, io arconte basileo, che servo appunto da interprete fra gli uomini e gli Dei, fututus sum!