— Bisogna che vi armiate di coraggio, la mia donna, — disse uno dei giurati; — ma le cose si mettono al male, e quel disgraziato si vuol rovinare! Invece di star zitto e lasciar parlare il suo avvocato, parla lui! Invece di lagrimare o di strapparsi quei quattro cernecchi che gli avanzano in testa, sorride, sorride proprio in faccia all’arconte basileo, e in faccia ad Anito...., e in faccia a noi! Pare che si sia come fissato; e i suoi occhi spenti guardano cose lontane! Mah! — e le teste dei giudici più pietosi crollavano compassionevolmente sopra i candidi manti.

— Ma lo sapete pure che è un insensato! — urlava Santippe. — Quando vennero a casa a prenderlo, sorrideva anche allora, e si lasciò portar via come un pecorino. Io gli volevo sformare il muso a quei sicofanti, ma lui mi disse di stare cheta e di non contrastare.

— Non è una buona ragione essere insensato, — rispondevano gravemente i giurati. — Certo parla come insensato. Egli ha dichiarato che è dolentissimo; ma che per far piacere ad Anito e Meleto non può, specialmente alla sua età, mutare la sua vita. Lo vorrebbe anche, ma il suo Dio non vuole, il suo Dio, capite voi? chè per quello che anche noi se ne può capire, è più misterioso di Demetra, più intelligente di Minerva, più autorevole di Giove stesso. È l’accusa di Meleto! E lui, infelice, la ribadisce!

— Meleto e Anito allora hanno ragione!

Crimen impietatis, oltre che crimen lesae maiestatis! — mormoravano i giudici del popolo e non volgevano più nemmeno il bianco delle pupille verso Santippe.

E venne un nunzio quando fu sera e disse: — Santippe, Socrate vostro fu giudicato reo!

— Oimè, oimè, deserta, — urlava Santippe fuggendo per le vie d’Atene, — me l’hanno condannato quel povero uomo. L’hanno giudicato reo! Ma reo dì che? Disoccupato, scioperato, mentecatto, ma reo di che?

— Datti pace, Santippe, — diceva la gente per le vie, — ogni speranza non è perduta.... L’hanno giudicato reo: questo è vero, ma la maggioranza è di soli tre voti. L’ultima parola non è ancor detta. Domani è l’ultima seduta. Meleto, sì, è vero, proporrà domani la pena; ma Socrate ha il diritto di fare una controproposta. È per legge! E allora sappi, Santippe, che sono ancora i giurati quelli i quali devono stabilire la pena.

*

Or dunque, quando venne l’ultimo giorno, grande fu la trepidazione di Santippe.