Quando voi siete ammalati di nervi, il medico vi dice: «Fate un bel viaggio!» Ma non tutti hanno la possibilità di fare un bel viaggio; ed è per questo che allora io viaggio per questa necropoli di morti; così imperturbabili in apparenza, così commossi in profondo.

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Ora un giorno io stavo guardando Socrate, personaggio molto conosciuto, e lo guardavo non soltanto perchè lui fu, come tutti sanno, il fondatore di quella che si chiama filosofia morale; ma perchè lui spiccava assai brutto in mezzo a una corona di splendenti giovani. E come sotto la scrittura di un codice antico avviene di scoprire le tracce di una seconda scrittura, così io dietro Socrate vedevo accampare, entro contorni nebulosi, una figura enorme, rossiccia, quasi furiosa.

«Oh, ma chi è costei?» dissi prendendo la lente.

Non uno dei discepoli di Socrate, certamente!

Anzi i suoi discepoli, i bei giovani splendenti di giovinezza, si rivolgevano verso quella figura con un sentimento di dolore, di meraviglia o di riso.

Allora, dopo aver molto guardato, ben conobbi chi era colei: essa era Santippe, la mala femmina, rossa di pelo, la tormentatrice dell’eroe, la moglie di Socrate. Santippe, dico!

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Da quel tempo la mia ammirazione per il popolo ellenico è venuta crescendo.

Perchè è cosa nota che gli Elleni ci hanno lasciato anche i modelli più vari e straordinari del tipo femminile; da Elena, dalla chioma fiorita, per cui tanti eroi morirono volontieri; ad Aspasia, donna intellettuale che teneva un salotto e rovinò la politica del suo paese; a Penelope, straordinaria, che giunse ad ingannare gli amanti per mantenere fede al marito, il quale non soltanto era lontano, ma dicevano anzi che era morto.