Noi sappiamo che egli non volle fuggire e che la mattina in cui, a giorno già fatto, gli amici suoi, Fedone, Critone, Apollodoro, Cebete e altri entrarono nel carcere, per l’ultima volta, vi trovarono già Santippe.
Povera e calunniata signora!
Quante volte abbiamo letto nei libri, nei giornali, che mentre il marito sta per morire, la moglie consulta la sarta sull’abito da lutto!
Ma Santippe, no: ella era nel carcere di suo marito perchè aveva saputo che in quel giorno Socrate doveva morire. Ella non disse: «Oh, finalmente se ne va quel buon uomo».
Ella seguiva il marito.
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Però la sentenza non potè subito essere coronata dalla esecuzione; passò più di un mese tra la sentenza e l’esecuzione. Ciò avvenne perchè non sarebbe stato legale uccidere Socrate in quel frattempo! Quello era un sacro tempo! Ogni anno una nave salpava dal porto di Atene per portare doni ex voto solemni pro accepta gratia, al dio Apollo che abitava l’isoletta di Delo. Ora per tutto quel tempo era per legge vietato di ammazzare. Dopo, sì, si poteva ammazzare! Ma a cagione del mare cattivo e dei sacri banchetti, la sacra nave tardava ad arrivare. Ora finalmente era ’arrivata ed era permesso ammazzare.
Ad Anito e Meleto, all’aristocrazia ed alla democrazia, stava a cuore la più scrupolosa legalità.
Gli ufficiali di giustizia, che erano Undici, si erano affrettati di buon mattino a slegare Socrate, che per tutto quel mese era stato incatenato come una malvagia bestia, e il servo dei magistrati — noi diremmo, il boia — pestava tranquillamente la cicuta nel suo mortaio.
Era press’a poco l’ora lugubre in cui l’esecutore delle grandi opere — come i Francesi, eleganti sempre, chiamano il carnefice — sorveglia al lume delle fiaccole se la ghigliottina è montata a dovere; e si veste l’abito nero: l’ora lugubre in cui gli elettricisti in America provano la bontà della corrente nella sedia elettrica: in cui in altri paesi il boia impiccatore sporge per l’apertura della carcere la sua pupilla per vedere sul condannato di quale lunghezza deve essere la corda della forca. Ai tempi di Socrate non esistevano questi lugubri progressi tecnici e la morte legale era somministrata in una maniera più intima e meno spettacolosa.