Ma cosa strana! Io non so imaginare Socrate morto. E la favola degli eroi che spezzano il marmo del sepolcro e risorgono, mi pare pur vera cosa! Io me lo vedo ancora tornare davanti, Socrate, col suo sorriso; e mi domanda con quei suoi grandi occhi tondi: — Che c’è di nuovo? Gli uomini sono diventati belli e buoni?
— Si attende ancora, figlio di Sofronisco. Gli uomini stan diventando meccanici.
XII. Avvertimenti agli infelici figli di Santippe.
Il vostro buon papà, cari figliuoli di Socrate, si è ostinato a voler bere la cicuta. Ora giace col naso affilato e con le palpebre chiuse: le sue parole non le udirete mai più. Per questa ragione e per altre cause, che voi siete figli di un filosofo e di una donna bisbetica, il vostro avvenire probabilmente sarà infelice.
Il vostro buon papà era un grande ammiratore di Omero, e aveva ragione. Voi lo ricordate, è vero, il povero babbo, con tutti quei suoi paragoni semplici e sottili del fabbro, del falegname, degli asini col basto?
Anche il vostro povero babbo fu un gran falegname della verità. Ma ogni tanto, lo ricordate? veniva fuori con citazioni e versi di Omero. Omero è stato fra i poeti quello che più si è accostato alla verità umana, e perciò era assai caro a Socrate, il padre vostro.
E se è vero, che nel mondo dei morti sarà ai poeti strappato un dente per tutte le bugie che hanno detto, è certo che moltissimi saranno i poeti sdentati. Ma Omero li ha tutti i suoi denti. Egli non mangiava lo zucchero filato dell’estetica, ma il nero pane della verità, che fa bene ai denti. Lo ricordate Omero — o figli di Santippe — quando parla di Astianatte figlio del re Ettore e di Andromaca, rimasto orfano dopo che Achille gli ha trucidato il padre e per tre volte ne ha trascinato il cadavere nudo dietro la furia dei cavalli correnti attorno alle mura di Troia?
E lo aveva, lagrimando, Ettore sollevato su, il suo bambino, quasi per accostarlo a Giove che lo vedesse come era carino, e gli avesse un po’ di pietà. Macchè! L’insensato dio non vide! Povero Astianatte, poveri figliuoli di Socrate e di Santippe!
Astianatte orfano e solo, va ora, con le guance lagrimose e smunte, a trovare quelli che già furono amici di suo padre, e tocca agli uni il saio, agli altri il mantello. Ma essi rispondono: — Va, non ti conosco. — Il più pietoso fra essi gli accosta appena la tazza alle labbra, e i giovani orgogliosi lo ributtano e dicono: — Non toccare il pane delle nostre mense! — E i vicini, con la protezione delle leggi, portano via i termini del suo terreno e lo privano di tutto. Tale fu il destino di Astianatte, figlio del morto re Ettore; tale sarà il vostro destino, figli di Socrate.
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