Siete andati, o figli di Socrate, anche voi a tirare il mantello ed il saio agli amici del babbo? Vi hanno dato niente? Santippe forse era con voi, più vecchia, più bisbetica, più arruffata che mai. Ella avrà anche detto villania e vergogna. Avrà detto: — Guarda là! vedili là, quei bei gingin, che facevano bellin bellino a quel povero màrtoro di mio marito. To’! Fanno finta di non conoscermi. Non la conoscete più Santippe? la moglie di Socrate, ne Dia, per Giove; e questi qui sono i suoi figliuoli. Non vi hanno nemmeno guardato in faccia, creature mie, e sì che la fisonomia di vostro padre l’avete!

— Oh, — hanno detto coloro sollevando gli occhi al cielo, — non dovreste mai nominarlo, voi, Santippe, quel sant’uomo di vostro marito, dopo tutto quello che gli avete fatto soffrire.

— Soffrire io? Ah, vigliacchi di uomini! Parlano così loro, dopo che mi hanno sviato di casa quel pover’uomo, che gli hanno messa quella vesania, quella frenesia nella testa di andare a cercare il segreto delle cose, e a tener ferma in terra la Dike.

Sì, c’era da lasciarci il ricordo delle unghie in faccia a quei signori, e Santippe il coraggio di lasciare le impronte delle unghie ce l’aveva; ma per allora si tenne quieta per la pietà dei figliuoli. Ma disse:

— Suvvia, voi che foste amici di Socrate, vedete di trovare qualche impiego a questi ragazzi.

Ma a chi parlava, o sventurata Santippe?

Gli amici di Socrate non c’erano più!

Critone, perseguitato, era fuggito da Atene; il dolce Apollodoro non aveva saputo sopravvivere. Socrate, il dio per cui viveva, era morto. Servire il mondo? Meglio morire! Senofonte, il gagliardo, era esulato da Atene, gonfio il cuore di sdegno, lontano, per lontane terre, per lontane guerre; Alcibiade, bellissimo, viveva chiuso nella sua perfida mente, e dopo aver meditato su la morte di Socrate, si era convinto della necessità di divenire magnificamente belluino, e perciò era diventato uomo politico, come Anito e Meleto; Platone, il soave Platone, quando ebbe visto il suo povero Socrate ridotto a quel modo, col naso all’insù, si era messo in un gran spavento, ed aveva giurato a se stesso di non occuparsi se non di cose tanto alte e sublimi che nessuno ci trovasse a che dire.

«Anche nella storia dei filosofi, — meditava l’antiveggente Platone, — c’è puzza di sangue e di bruciaticcio. Ê bene cercare la immortalità per altra strada che non sia la prematura morte.»

Perciò Santippe, che si era recata a trovare il buon Platone, non lo trovò.