Andò da Alcibiade. Ma la casa di lui era guardata da cento servi in livrea, che non lasciavano passare.

E gli altri? Gli altri, fatti già uomini, si ricordavano della avventura socratica tutt’al più come di una scappata di giovinezza. Qualcuno, forse, come Pietro, seguace di Cristo, si vergognava di essere riconosciuto quale discepolo di Socrate; qualche altro, come Giuda Iscariota, si era dato al traffico delle monete d’argento ed allo sfruttamento dei pezzenti. Dunque dagli ex-amici di Socrate non c’era proprio da sperar niente!

Povera Santippe! Una piccola pensione dallo Stato non la avrà potuta ottenere, nemmeno. — Capisco, — le avrà risposto qualche capo divisione, — vostro marito è morto in servizio della Repubblica; è una tesi che si può sostenere. Egli esercitava l’ufficio di calabrone, come si qualificava da se stesso, il quale deve pungere un nobile ma indolente cavallo come era il popolo d’Atene. Ma era un servizio non richiesto, ed il cavallo ha dato una zampata ed ha schiacciato il povero calabrone. Una disgrazia, ma se la poteva aspettare la mia donna! Denari no, non ve ne possiamo dare, perchè sapeste quanto costò il rivestimento di cuoio per le navi! Volete dei biglietti gratuiti per il teatro? delle tessere per le cucine economiche? Stendete una regolare domanda.

*

Andò Santippe infine a trovare Eritreo. Eritreo, faccia ossuta, glabra, color limone, sorriso acido, volontà di macigno, erudizione spaventosa, ma senza Demone. Era il professore del Lyceum.

Abitava una bella casa, ben ordinata e provveduta a cura dello Stato. Santippe, quando potè arrivare sino a lui, vide la sua gran faccia pallida sollevarsi dai codici.

— Lei è?

— Io son Santippe, moglie di Socrate, e questi sono i suoi figliuoli. Guardali in faccia, son lui nati e sputati!

— Oh, pover’uomo! — esclamò Eritreo.

— Cosa, pover’uomo! — garrì Santippe. — Pover’uomo lo posso dir io, non lei; perchè per quelle cose lì dei libri valeva più di tutti. Oh, non l’ha proclamato l’Oracolo di Delfo il più sapiente di tutti gli uomini, andròn apànton Sòcrates sofòtatos?