(Evidentemente quel liebig del giorno prima voleva dire amabile. Oramai ne era sicuro: la spiegazione della signorina escludeva ogni altra indagine filologica).

— Veniamo, veniamo a noi — disse più gravemente l'uomo della legge. — Sono vere tutte le cose esposte, proprio vere?

— Verissime, signore, dall'a alla z, e poi, dopo mezzogiorno, finita la comunione, se ha la bontà di venire da me, potrà sincerarsene; vedrà il campionario.

— Perchè no? Se le mie occupazioni me lo permetteranno.

— Come crede, signore. Per mio conto già tutt'oggi bisogna che rimanga in casa.

***

Il degno magistrato salutò severamente, si allontanò e, riscontrando nel suo cammino una seconda buvette, sentì il bisogno di entrarvi. La sua gola, per le poche parole dette, era arsa come dopo un'intera concione.

Un raggio di sole faceva scintillare tutta la bottega e tutti i veleni opalini, verdi, amaranto, che occhieggiavano nelle fiale.

Le commesse del collarino e dai polsini candidi, occhieggiavano anch'elle: ed egli bevve e non provò affatto quel senso nobile di sdegno che lo accompagnava da anni, e per cui tutti i luoghi in cui belle donne fanno da richiamo, gli pareano turpissimi lenocini. Anzi, centellinando, ebbe questa idea: «E se tali luoghi sono lenocinio, come chiameremmo noi gli spettacoli di gala al teatro, i grandi balli ufficiali, ove noi pure, uomini della legge, siamo chiamati ad intervenire? E pure ci intervengono le compite dame, in grande scollato, che mi rivolgono questa prudente e saggia domanda:

«Non teme Ella, commendatore, che dalla adozione del divorzio possa risultare un crescente dissolversi della famiglia?»