«No, signora, non temo, non temo niente,» fu la risposta che allora diede il commendatore.

La famiglia! Il papà al posto d'onore, la mamma di fronte col naso lungo acerbo, la signorina e il signorino ai lati: la domestica ogni giorno col solito piatto di bollito e la solita domanda: «La senape francese o la senape inglese?»

Ciò evidentemente era troppo pel signor magistrato: era un rifare a precipizio in un giorno solo il cammino lento e progressivo di trent'anni per la via della virtù. Se ne accorse anche lui. «Certamente — seguitava pensando — i confini del diritto sono incerti, esistono delle conflagrazioni fra diritto e diritto: ma egli è pur vero che se si dovesse chiudere questo negozio qui in nome della morale e dei santi principî, bisognerebbe chiudere anche quello là: insomma chiudere tutto. Insomma una clausura universale.

No! così la faccenda non va: i conti non vengono. Bisognerebbe cominciare da capo: tutto libero, tutto aperto, tutto permesso! Qui l'orizzonte gli si allargò in una visione mirabile ancorchè fosse tardi, come disse Dante.

Ma poi sopravvenne un'idea che chiuse tutto quell'orizzonte sconfinato di libertà perchè si ricordò del motto di quel famoso filosofo che disse: Cosa disse? Se fosse stato un filosofo antico, un Aristotele, un San Tommaso, un beato Lattanzio, il commendatore Fabrizi se ne sarebbe riso davvero della sentenza di quel filosofo!

Ma si trattava di un filosofo moderno, positivista celebre: egli in quel punto non si ricordava del nome, ma probabilmente si trattava di parecchi filosofi che dissero tutti, press'a poco, la stessa cosa, cioè questa: La civiltà non è stata altro che una continua vittoria contro gli impulsi del senso.

E allora?

Allora non rimane che un rimedio: «abbasso la civiltà e torniamo alla barbarie!»

A questo punto il commendatore ebbe paura delle sue idee e retrocesse, in altri termini uscì dal negozio ove occhieggiavano le fiale velenose in fondo alle quali cova un Asmodeo, loico e demoniaco. Non però che prima non consegnasse ad una di quelle banchiere tutto l'incartamento sul divorzio, pel quale e sul quale doveva conferire col senatore X***. Quell'incartamento anzi tutto gli usciva dalle tasche del soprabito e stava male, inoltre lo sapeva tutto a memoria.

«Crede Ella (domanda ottava) che in un popolo pervenuto ad un alto grado di civiltà dove è ammessa la indissolubilità del coniugio, l'introduzione del divorzio rappresenti un progresso?»