Cosa posso credere io? Io credo, io credo, io credo che far da salice piangente sull'argine del fiume dove corre il torrente dell'umanità sia professione infelice fra le infelicissime! Questo io fermamente credo: — Tenga, signorina, questo pacco di carte: passerò a riprenderlo.

— Si figuri, signor commendatore! — rispose colei inchinando. — Ciò fu un colpo di stile. Anche lì era conosciuto, lì, dovunque, lì come da per tutto la sua barba e la sua dignità sono note: tutta gente che trema, che allibisce davanti a lui: tutti lo riconoscono per il temuto, il rigido custode della legge, a cui nessuno osa dire di no! Cioè, v'è una persona che non solamente osa dire, ma dice sempre di no: La marchesa sua moglie.

Il commendatore uscì molto avvilito.

***

Eppure tutto in quella magnifica mattinata di aprile scintillava superbamente, allegramente, liberamente. E il commendatore Fabrizi pensò che se gli occhi erano ancora liebig, la barba era fatalmente grigia.

Date le idee radicali che gli lampeggiavano in quella mattina, egli ebbe questa prima e felice idea: recarsi dal barbiere e sopprimere interamente il fatale grigio della barba. Ma dopo? No, non si poteva. Tutt'al più si poteva correggerla, appuntirla, ringiovanirla, fare una barba da cavaliere di grazia. E si recò dal suo barbiere. Ma poi, no! Lì si incontrano i soliti gravi e benpensanti amici e conoscenti.

Egli, quella mattina, non era in vena di fare da tutore della società....

«Andremo da un barbiere eccentrico, fuori dazio: dove non sono conosciuto» pensò e salì in tram. Il tram correva nel sole con un'allegria insolita di movimento. Evidentemente le correnti elettriche in quella mattina si risentivano della primavera.

Era appena salito che una mano piatta gli si posò sul panciotto e una voce ben vibrata disse: — Caro Commendatore, che fortuna! — Allora guardò: avea davanti a sè qualcosa di eccelso, di nero, di rosso, di argenteo. Era il signor colonnello della legione dei carabinieri, il quale con un gentiluomo suo amico ragionava calorosamente; e avea interrotto vedendo salire lui.

Però anche lui, l'egregio colonnello, ragionava al vanvera quella mattinata. Almeno così parve al commendatore Fabrizi.