— Avanti di questo passo, caro Commendatore — seguitava il detto colonnello rivolgendo anche a lui l'interrotto discorso — si va a rotta di collo. L'immoralità dilaga, le licenze della stampa e delle cartoline pornografiche non conoscono più limiti; noi siamo in un treno lanciato a tutto vapore senza più forza di freni. Se ne accorge lei di questo? Il principio d'autorità è sconvolto! Qui bisogna provvedere, pensare il rimedio...
— Già il rimedio... — ripetè balordamente il commendatore.
— Semplicissimo! Volere!
— Sarebbe a dire?
— Come? E me lo domanda? — Sì anche lui, il colonnello, ragionava a vanvera. Si vede che avea fatto un'eccellente colazione e si era attaccato ad un'idea fissa proprio come il sigaro verginia si era attaccato ai folti baffi grigi.
— Volere! volere! — sentenziò il colonnello. — Sic volo, sic jubeo, stat pro ratione voluntas! Ecco la massima! Nel medio evo vi fu la superstizione del diavolo; oggi c'è la superstizione della libertà! Come si rimedia? Semplicissimo! Volere! Si stampa un avviso in cui si dice che i signori deputati non saranno più eletti dal popolo sovrano, ma dalla sorte. Si mettono i nomi in un bussolotto e si estraggono a sorte. È questione, creda, di vincere il punto morto della superstizione, dopo la ruota va da sè. Veda le nostre reclute! Ve n'è d'ogni sorta, buoni e cattivi, docili e ribelli, pelandroni e svelti, ascritti alle sette, anarchici..., e pure quando vestono questa qui — indicava la lucente, nero-rossa assisa — diventano uguali. I bisogni del popolo? Ma certamente! Tutti hanno diritto di mangiar bene, vestir bene, lavorare quel tanto che è giusto e basta: nessuno deve più fare da bestia da soma. Crede che anche noi non siamo all'altezza dei tempi? È vero, amici miei?
E pronunciando queste parole il signor colonnello si rivolse non al commendatore, non al suo amico ma al conduttore del tram e ad un altro personaggio, tipo d'operaio e di sovversivo; i quali due stavano pur essi ad ascoltare con tanto d'occhi fissi.
Il signor Commendatore paventò da parte di costoro una risposta insolente. Macchè! Il colonnello battè allegramente sulle spalle del conduttore e dell'operaio che si posero in posizione d'attenti. — Bravi figliuoli! Il principio d'autorità, ecco tutto!
Disse allora lo scamiciato: — Non sono, signor colonnello, le giacchette sporche quelle che fanno la ribellione; sono le giacchette pulite come quelle di questi signori. Se le giacchette pulite si scalmanano per domandare cento, come si fa? per forza noi dobbiamo domandare cento e uno. Non è così? A noi, come noi, basterebbe quello che ha detto lei prima, aver da mangiare, aver la giustizia in casa! Già che questo non c'è, noi si va dietro l'onda sicuri di non sbagliare mai.
— Vedete — esclamò trionfante il colonnello volto ai due gentiluomini — quale è il posto nostro! dobbiamo noi entrare in mezzo al popolo, vivere con lui! altro che reprimere, reprimere, null'altro che reprimere, null'altro che applicare gli articoli del codice!