Ora mentre io facevo da fonografo a questo scambio di cortesie coniugali, pensavo che fra tutti gli articoli di proprietà del chiaro uomo, quello che destava maggiormente la mia ammirazione era la sua signora.
Intanto il tè fumante in un samovar — Russia autentica — fu servito con tutto il cerimoniale dovuto alla nobile bevanda nella sala da pranzo. Quivi la signora mi domandò con molta compitezza delle mie opinioni artistiche, letterarie, politiche, sociali.
Io volevo rispondere cercando di contemperare, come meglio sapevo, l'omaggio alla verità e le convenienze alla casa e alla dama, ma non ne ebbi tempo perchè l'uomo, facendo precedere le sue parole da un sorriso che non lasciava sperare una gran lode, rispose per me:
— Il difetto del nostro buon amico è quello di seguire delle idee alquanto eterodosse e in politica e in arte e in letteratura. Intendiamoci: io non dico, mio caro (evidentemente il prof. Gaudenzi era in vena di generosità grande: mi regalava un intero discorso) che non si possano seguire anche le idee eterodosse; queste anzi oggi portano più avanti, forse, che le idee ortodosse, benchè bisognerebbe anche qui distinguere fra idee eterodosse e idee originali, ribelli, contro corrente, contro onda, e tu mi hai l'aria di prediligere le idee di questa ultima categoria, le quali non hanno mai recato fortuna ai loro possessori. Il far parte «per se stesso» — come dice Dante — si deve interpretare quale cosa spettante a lui solo, alla sua più che umana natura, non come massima applicabile alla vita se non in qualità di ornamento poetico. (La distinzione era sottile: io per esempio da quando lo aveva dato in custodia al professore di greco perchè imparasse tutti i verbi irregolari, non lo avrei mai creduto capace di tanta sottigliezza: ma credi, o lettore, che nell'iniquo mondo l'abito del dottore molto vale a formare il dottore! Poni il paltoniere in toga ed ermellino e in meno che tu non supponga l'udrai pronunciare parole di non sospettata saviezza). Però — proseguì l'illustre mio amico — anche nell'essere eterodosso, originale, ribelle alle convenienze ed alle convenzioni, ci vuole metodo, metodo, metodo: disciplina, disciplina, disciplina; costanza, costanza, costanza! Per far fortuna come ribelle bisogna essere un ribelle d'ordine. Pare un paradosso, e non l'è! E la verità è questa che solo dall'ordine, dal metodo, dalla perseveranza nasce quella sottile scienza della vita pratica in cui sta tanta parte del segreto della riuscita. Tu permetti, è vero, che ti faccia questa modesta osservazione...?
— Figuratevi, anzi vi sono grato.
— Le tue buone qualità, come l'ingegno, il buon cuore, un certo studio che cosa ti hanno valso? Ben poco. Alla tua età sei ancora un uccello sulla fronda!
— Ma bisogna prender moglie — disse la signora — bisogna prima formarsi uno stato, e poi il resto verrà da sè. Il matrimonio per noi donne potrà forse essere una rinuncia; ma per voi uomini è una condizione indispensabile per riuscire, è un diploma di serietà sociale. Sa quando mio marito cominciò a fare qualche cosa sul serio? Dopo che prese moglie, dopo che fu sicuro della sua casa, e poi tu stesso l'hai detto, è vero? «Una buona moglie, una casa ordinata formano l'oasi dove l'uomo stanco si fornisce di forza e di fede per il cammino della vita!» e con questa raccomandazione di prendere moglie al più presto possibile fui accomiatato o mi accomiatai, del che non ho sicura memoria.
***
Io uscii di quella casa mortificato di troppo. Avevo preso una lezione o ripetizione della vita non richiesta, e mi bruciava la pelle, appunto, perchè vi era molto di vero nelle cose da me udite, viste, provate. Non che io sentissi rimorso di non aver preso moglie, di non aver casa, di essere uccel di frasca! sciocchezze! o che mi dolessi dei miei peccati o dello scarso frutto che mi avea dato la vita a cagione della invincibile mia refrattarietà. Se noi ci privassimo dell'esercizio dei nostri buoni peccati, troppo sterili e grigi sarebbero questi giorni fuggitivi! Il peccato che non nuoce altrui ma solo a se stesso, sarà molto perdonato da Dio, ancorchè ciò non sia detto per espresso negli Evangeli! Dio! Sì lo so, questo nome non ha valore scientifico, ma è comodo ed è stata una gran melanconica idea l'aver decretata l'abolizione di Dio.
Non io, dunque, ero pentito peccatorum meorum, ma ero afflitto nel vedere come anche la donna seguisse la fortuna e si aggiogasse docile e lieta al carro del trionfatore. Degli onori, dei titoli, delle opere, della sfera immensa d'azione del prof. Gaudenzi a me non importava un bel niente. Ma ciò che mi dava amarezza era il vedere come costui fosse arrivato sino alla conquista della donna, cioè di quel bene che, quando è bene, è il maggiore dei beni; o almeno permette all'uomo di sprezzare tutti gli altri beni: e donna bella, elegante, ricca, intelligente (per quello che dà il sesso) graziosa, accorta, decorativa in sommo grado, collaboratrice preziosissima della sua vita! A questa donna egli intanto ha saputo offrire il fascino di un nome autorevole e riverito come corrispettivo alla pecunia della dote, e col nome la dignità di rappresentarlo, di sostituirlo, di reggere una casa grande, bella, comoda, acquetando così la petulante irrequietezza muliebre in un cumulo di lavoro che ne assorbe e soddisfa la congenita vanità.