A questa prova resistevano solo alcuni pochi poeti, profeti e filosofi, specialmente quelli che meno avevano scritto e più si erano astenuti dal formare sistemi e teorie. Dante, ad esempio, era resistentissimo e, o suggestione o realtà, il fatto era che quando io buttavo contro il mare o contro il cielo un verso di Dante, esso si integrava con la infinita natura come cosa che a lei appartenesse veracemente.

O meraviglioso, o portentoso effetto!

Il mare, il cielo, i fiori sapevano i versi di Dante con perfettissima chiosa: essi tremavano nel vento, galoppavano sulle onde, seguivano la bicicletta, palpitavano col canto degli innumeri musici della natura; dal grillo al rosignolo. Oh, meraviglioso effetto che mi commoveva sino alle lagrime!

Se il prof. Gaudenzi avesse sentito nel suo pensiero balenare qualcosa di simile, lo avrebbe indubbiamente trasmutato in dieci mila schede: tante quante i seguaci di Senofonte.

Così operando e pensando, io avevo trascurato la Biblioteca dove mi era già un tempo argomento di conforto il conversare con le grandi anime antiche. Ora io ricercavo invece ansiosamente le vive anime delle cose: i campi fioriti, il mar risonante, il cielo sereno al bel tempo novo della Primavera che, dopo il chiuso inverno, era finalmente venuta rievocando nell'anima mia imagini adorne e sbiadite.

E per mio riposo in quelle lunghe scorribande avevo scoperto, poco discosta dalla città, un'osteriuzza, obliata e ignorata, un grazioso recesso di pampini verdi e a suo tempo di aiuole di fragole. Quivi non solo c'era modo di fare una colazione rusticana eccellente ma anche di aggiungervi una partita a scopa con l'oste col quale mi ero fatto amico. Vi capitavo sovente e fra gli altri giorni in un limpidissimo venerdì di giugno, un venerdì luminoso, caldo, pieno di vibrazioni e palpiti procreatori nella natura. I recessi tranquilli dei campi erano pieni di passeri che facevano la ruota e il minuetto alle loro dame; molte antère delle piante sotto la forza del sole scoppiavano e nugolette di pòlline erano librate nell'aria; gli insetti si aggiravano in così grande numero da credere che quel giorno corrispondesse a qualche loro misterioso e sacro rito. Nel cortile solitario dell'osteria era una vettura chiusa come un enigma e l'ostessa era in molte faccende davanti ai fornelli.

— Avete forastieri? — domandai.

— Due signori di sopra — disse lei bonariamente.

— Sì, due signori, di cui uno porta le sottane — corresse il marito rivolgendosi a me. Indi rivolto alla sua donna dicea: — Ed è tanto che te la canto in musica che di questi giri in casa mia non ne voglio: dico bene o dico male?

Io non potei che lodare il suo sentimento di moralità.