E come il vigile del fuoco tira il campanello del proprietario della dimora che arde, così io fui preso dal bisogno di avvertire il proprietario che la sua moglie ardeva. Per dirgli che cosa? che la sua moglie ardeva? No! ciò sarebbe stata cosa ridicola, ingenua e perfida: bensì per avvertire quell'uomo savio e felice che una grande calamità, un grandissimo incendio avveniva nell'artistico e sacro monumento della Morale.
Cotale incendio e devastazione mi aveva profondamente turbato ed afflitto. Avrebbe turbato ed afflitto anche l'uomo che avea per suo ufficio la conservazione delle cose belle e buone? Quale peso dava egli a questo gravissimo fatto?
Giacchè tutto il segreto del vivere è qui: possedere le bilance di precisione per giudicare dei fatti umani e del loro valore alla stregua della praticità.
Questo, adunque, era l'annuncio: «Amico, un grande fatto avviene: crollano le torri, arde il monumento della Morale!»
Veramente avrei dovuto dire «era arso!»
Ma bastava poi la somiglianza di un ineffabile erre per affermare che era la casa di Ucalegonte quella che ardeva?
La più elementare prudenza consiglia in simili casi di usare le maggiori cautele. Dunque anzi tutto era necessario esser sicuro che la dama fosse lei e non altra.
Fui in vista della carrozza un chilometro prima della città. Finalmente! Mi era nato persino il sospetto che avesse svoltato per qualche via di traverso o si fosse fermata in qualche villa, perchè mi pareva impossibile che un cavallo avesse potuto avanzare di tanto.
La carrozza eseguì una manovra abbastanza strana e misteriosa, ma però senza alcuna incertezza, dalla qual cosa si poteva arguire che non era la prima volta che faceva quel viaggio in simili condizioni.
Non entrò direttamente in città passando la barriera, ma prese per la via di circonvallazione descrivendo un lungo arco finchè imboccò i cancelli del giardino publico e cominciò ad aggirarsi rapidamente per i viali tortuosi e densi di ombra.