Il cocchiere due o tre volte si era voltato indietro con sospetto e ciò mi costrinse a deviare per un altro di quegli intricati viali.

Così perdei la traccia della carrozza per qualche minuto, quando ad un certo punto fu la vettura stessa che si incrociò con la mia bicicletta, ben lanciata.

Ebbi — confesso il mio pudore maschile — vergogna di spingere l'occhio dentro la vettura: vergogna per lei.

«Le tendine sono abbassate!» ma non avea formato questo pensiero che la bicicletta passò dinanzi alla vettura.

Le tendine non erano abbassate: in fondo era sdraiato un giovane, un bel giovane biondo — come potei giudicare dall'attimo — uno di quei tanti tipi di stereotipa eleganza e fisonomia che caratterizzano il ceto ricco e mondano.

E la dama?

Scomparsa.

Un uomo meno preoccupato del gravissimo disastro nel monumento della Morale, avrebbe ragionato così: la dama è scomparsa perchè è smontata dalla vettura, è smontata dalla vettura privata per prendere un innocuo calesse da piazza.

Se tu fai la posta davanti alla sua casa, la vedrai fra breve arrivare o a piedi o in carrozza e così saprai per certo se è lei veramente.

Ma a mia giustificazione debbo dire che io dalla frase udita avevo ricevuto convinzione piena che fosse lei, e perciò non tanto mi pungeva curiosità di avere per gli occhi maggior conferma, quanto mi agitava la passione, il dolore di veder crollate a terra le nobilissime torri del più bello fra gli edifici: quello della moralità della famiglia!