Nella stanza della natività la fiamma — vigile — cantava: i lini attorno alla fiamma del focolare splendevano come il vessillo d'una idea pura e buona! Almerigo Crosio benedisse la compagna della sua vita e invocò la purità anche su di lei, su di sè, su tutto, purità come la neve che cadeva in quella silenziosa, cupa notte d'inverno.

Fu cercato un nome venerato e fu imposto al pargoletto.

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Il secondo nato capitò al mondo con tanta disinvoltura, con gli occhi aperti e i pugni serrati, come se ci fosse stato altre volte. Reclamò subito con uno strillo i suoi diritti in questi termini: «Non è pronta la colazione?» Una attonita e ben fornita balia friulana, lì pronta, offerse il caffè-latte caldo all'impaziente, nuovo abitatore del mondo.

Crosio non scrisse nulla nell'albo.

Molteplici possono essere le cause:

o il rapido progresso delle idee materialiste trovava non più razionale l'invocazione di Dio;

o la purità invocata dal cielo era stata invocata invano (il primogenito, già settenne, era un bambino terribilmente inclinato a insudiciarsi e a insudiciare);

o l'attrito della vita aveva spente o congelate certe gentili fioriture dell'animo da cui si ricava il prezioso elisire noto col nome di Fede, che non è soltanto quella che si accende in chiesa.

Il fatto è che Almerigo Crosio non scrisse nulla nell'albo.