— Sissignore, Piero Medici, o Medici Piero, come si dice adesso.
— Benissimo, accomodatevi, amico mio: io ho sempre letto «Prosdocimi», ma non importa.
E Piero Medici fu fatto entrare e adagiare in una poltrona.
— Dunque la bambina sta bene?
— Puccìn adesso sta benone.
— E chi è questo Puccìn?
— La sua bambina. Noi l'abbiamo sempre chiamata così: Puccìn!
Così infatti: Da Giuseppa, Giuseppina: da Giuseppina, Beppa, Beppuccia, Puccia, quindi maschilizzando come suole talora il popolo i nomi di donna, era venuto fuori un villereccio Puccìn.
Tutto ciò adesso era chiarissimo, e spiegava ad Almerigo Crosio il perchè e il vero significato di una parola ricorrente in quelle perfide epistole, parola di cui aveva rinunciato a comprendere il senso, cioè Puccìn.
— Benissimo, benissimo — fece Almerigo Crosio — oh, che forse è stata ammalata?