— In fin di vita.

— E non mi avete scritto niente? — domandò Almerigo Crosio levandosi in piedi con volto adirato.

— Come? Io non le ho scritto niente? Io ho scritto tutto — disse Piero Medici liberandosi a fatica dalla poltrona, in piedi anche lui.

Il volto sbarbato di quel villano esprimeva una così schietta indignazione che Crosio tacque.

— Noi abbiamo scritto tutto — ripetè Piero Medici con voce trionfale — e li aspettavamo di giorno in giorno perchè venissero a vedere la loro bambina. Abbiamo colpa noi se loro non sono venuti?

Puccìn — proseguì con gran copia di mimica Piero Medici — era ridotta bianca come quella carta, pesava come un passerino morto e non si vedevano di vivo se non gli occhi: la sua pelle cascava come questa qui (e Piero Medici fece saltare su la palma la borsa vuota del tabacco). Lo sappiamo io e mia moglie quello che abbiam fatto per Puccìn! E il medico due volte al giorno! La gente veniva per vedere il miracolo della bambina che non moriva. Io per badarla e portarla (non voleva stare che in braccio) ho perso un mese buono di lavoro; e la pazienza di ubbidire agli ordini del medico la dice poco, lei? Perchè sa chi l'ha salvata? Il medico. Lui ha detto:

«Se state alle mie ordinazioni Puccìn vive, e se no schiavo

E ha ordinato una gran pulizia, un gran dare aria, lavare tutto, tutto misurato, e stare attenti giorno e notte. La gente diceva che eravamo matti a dar retta a tutte quelle sciocchezze del medico e che la bambina sarebbe morta lo stesso. Ma ora che vedono Puccìn rifatta, e che è un fiore, un botton di rosa, un giglio puro, non dicono mica più così! La Befana da un mese gli ha portato il regalo: Puccìn si è staccata e cammina da per sè.

Crosio ebbe la pazienza di ascoltare l'interminabile sproloquio a proposito di un'innocua diarrea infantile; infine domandò: — Le vostre spese saranno molte?

— Oh, molte, molte, molte! — disse il villano sornione dondolando il capo.