— A terra! — ebbe appena tempo di suggerire il dottore che egli già si era nascosto dietro la siepe dei tamarischi — io lo imitai così che coloro non ci scorsero.

Procedevano lentamente, fermandosi ogni tanto, e perchè erano soli parlavano forte e le loro parole nell'aria immota giungevano ogni tanto al nostro orecchio. Non si comprendeva bene, ma erano recriminazioni reciproche fra gli uomini: le donne tacevano. Perchè c'era mister Douglas con due suoi accoliti e due dame di gran vita mondana e di turpe reputazione. Quegli abiti da luce elettrica stridevano nel chiaro giorno, nella purità dell'alba solenne, come una bestemmia nel raccoglimento di una preghiera.

Quando furono presso di noi, udimmo uno degli accoliti dire a mister Douglas:

— Caro Douglas, le cose non sono andate, perfettamente, secondo i vostri programmi....

— Io, conte — disse freddamente una delle dame — ve lo avevo preavvisato ieri? Fate, ma guardate che vien fuori uno scandalo. So come è fatta quella donna, credetelo a me! Pare, ma vi sbagliate. E voi, no! Bisogna accenderla! dicevate. L'avete accesa e cosa avete guadagnato? guardate lì....

Si erano fermati davanti a noi: guardammo lì dove indicava il dito della dama: esso segnava il volto di mister Douglas che prima, non avevamo osservato.

L'uomo camminava cupo e preoccupato: teneva sul volto un fazzoletto, rosso di sangue. Il volto era striato di lividure e di solchi sanguigni.

I due uomini scoppiarono in una risata, ma era un riso acido e forzato. Disse uno dei due:

— Una lotta indimenticabile, uno spettacolo unico: tutta la cristalleria per terra faceva l'effetto d'una scarica di wetterli. Mister Douglas, se voi conservate ancora gli occhi porgete i dovuti ringraziamenti ai due sottoscritti. La marchesa tirava alla faccia, disperatamente. Ma sapete che ce n'è voluto per distaccarla?

Fi des betises, fi des bêtises, mes amis — muggiva mister Douglas — plutôt tâchez d'apaiser ce diable de femme.