Bisogna vivere secondo natura, in libertà completa, in ozio completo per sentire tutta la felicità di esistere, tutta la riconoscenza al Donatore della vita, tutto lo sprezzo per le infinite, faticose, tormentose opere umane.
— Dottore, considerate se non fosse meglio per l'umanità virar di bordo: abolire tutto, codici, leggi, convenienze, colletti, scarpe, orari, libri e tornare allo stato naturale!
— E i figli dei vostri figli tornerebbero ancora a coprirsi di un tout-même di pelame come i progenitori di Eva, e a divorarsi letteralmente a vicenda. Studiate le leggi dell'evoluzione!
Ma queste caotiche e inconcludenti questioni non si ponevano se non alla sera, bevendo al fresco, con la luna che al confine del mare stava preparando la sua toilette di perle e di brillanti per uscire vaga ed errante pel cielo.
Al giorno si trattavano argomenti più ovvii e della circostanza.
Perchè la spiaggia era popolata da molte femine, alcune vaghissime e giovani: esse ambulavano per la spiaggia d'oro, coi capelli sciolti, stillanti ancora dal bagno dell'onda marina: strane monache, coperte solo del bianco sajo dell'accappatoio.
In mezzo a quelle donne trascinanti dietro a sè, e lor malgrado, imagini impure, folleggiano schiere di bimbi che al respiro del mare e al bagno del sole — purità meravigliose — domandavano la conferma della salute per il domani della loro vita.
Uno spirito arcadico avrebbe trovato modo di paragonarli a numerosi Cupidi fra molte Veneri.
Alcuni uomini, giunti al tempo quando cadono le foglie dall'albero della vita, bevevano il Nirvana dell'azzurro senza confine e si affissavano nel lento andar delle navi e delle vele bianche. Torsi ignudi di giovani spingono lance e battelletti in mare o si rincorrono lunghesso il lido. Ricordavano spesso negli atti il Discobulo ellenico di Mirone.
Tale la vita della spiaggia.