***

Ma la sera le signore dell'aristocrazia si coprivano di brillanti e gareggiavano nella varietà delle vestimenta superbe.

Fra queste dame la più splendida era quella che tutti chiamavano il marito di Clodio, il taciturno. Taciturno il marito per quanto la moglie era loquacissima; taciturno per effetto della più inguaribile imbecillità. Le donne, pur aborrendola, non potevano staccar gli occhi da lei: e quando ella appariva, erano condannate a ragionare di lei. Gli uomini, anche quelli che, o l'amore della virtù o il consumo della vita o lo spreco fatto del vizio aveva resi indifferenti o aspri verso il fascino della bellezza, al passaggio di lei s'accorgevano che i loro ragionamenti erano sospesi da un misterioso comando, i loro occhi distratti e, quello che era cosa più strana, non potevano dirne male: era un potente e infiammato alito che passava con lei, e costringeva a piegarsi.

Il Dottore mi chiosava per fisiologia, anzi per la più cruda fisiologia, le ragioni di questo fascino: ragioni che io una ad una ammiravo e approvavo. «Ma insomma e con tutto ciò, caro dottore, la vostra scienza non possiede la forza sintetica della nostra ignoranza. Per noi, gente volgare, cotesto fascino proviene da un nescio quid mirabile e divino che gli antichi resero superbamente nelle loro iperboli quando imaginarono le Ninfe, le Diane, le Elene fatali e per cui Enea all'apparire di Venere esclama:

E di che nome

chiamar ti deggio? che terreno aspetto

non è già il tuo nè di mortale il suono.

Dea sei tu veramente.»

E poichè la sua scienza e la mia poesia non volevano venire ad accordi, così scherzavamo cercando per quella dama un paragone mitologico. Diana, Venere, Ebe, beltà snelle e febee, erano state escluse di comune accordo «Minerva?» «Ma Minerva, per quello che mi ricordo, suppone un'idea di intelligenza che qui dobbiamo assolutamente escludere» «Allora Giunone!» «Meno ancora; a Giunone, non so perchè, si associa prima l'idea di pinguedine che qui non è il caso, e poi l'idea di una volontà, maligna fin che si vuole, ma prepotente: ora costei non solo è abùlica, cioè priva di forza di volontà, ma vi dirò di più: è un'ingenua!» «Con quegli occhi, con quelle mosse, un'ingenua? Ditelo a tutti e nessuno vi crederà! La vostra psicologia si beffa della mia ignoranza. Ma sia come volete, ecco: Elena» «Ma Elena era un'adultera, e costei invece è una moglie probabilmente fedele.»

— Ma voi, mio caro, vi compiacete a giuocare ad assurdi.