— Come vi pare. Non mi credete? Liberissimo. Io vi assicuro che noi ci troviamo di fronte ad un temperamento sessualmente frigido. Non vi ho detto che si tratti di coscienza, di fedeltà morale, di dovere o di altro sentimento che passi sotto il nome commerciale di virtù. E per questo ho affermato: probabilmente fedele. Quanto anzi a coscienza noi siamo anzi nel caso opposto: la dama in questione non ha altra coscienza che quella che riguarda la propria bellezza, in che consiste una tipica forma dell'intelligenza muliebre, che meriterebbe di essere studiata di più dalle pedagogiste e dai maestri. Ora, quando la consapevolezza di tale fascino si congiunge ad un temperamento ardente, connaturato in un organismo così fatto, allora abbiamo le Elene, le Messaline, ecc., ecc.: ma qui manca uno degli elementi per costituire tale composizione chimica anzi psichica, e perciò vi dico: Il giudizio del publico è erroneo su questa dama, come è erroneo il vostro.

— Sia come più vi pare. Escludiamo Elena; voi per le ragioni testè addotte, io perchè non posso pensare ad Elena, figlia di Leda e di Giove, senza associarvi l'idea di una perfezione di linee insuperabile.

Ora la dama in discorso è classicamente imperfetta: uno statuario la rifiuterebbe per modello.

— Quand'è così abbandoniamo la mitologia — disse il Dottore.

— No! perchè il tipo c'è — dissi io.

— Quale?

— Ippolita, regina delle Amazzoni.

— Egregiamente! voi mi ricordate memorie obliate della scuola. Ippolita cavalcatrice di bianche pulledre indomite, coi crini che spazzano il suolo, succinta ed arciera: senonchè i tempi non permettendo più alle donne di questo raro tipo, tali esercizi, ella, il marito di Clodio, si accontenta di fumare un numero incredibile di sigarette, di spingere l'automobile a novanta chilometri all'ora, di far delle volate in bicicletta, di avventurarsi al largo nuotando per più d'un chilometro, di montare in barca quando il mare fa paura e le altre dame si ricorderebbero del segno della croce se vi si dovessero arrischiare. Del resto, osservate: il popolo ha avuto intuito esatto di questi istinti virili così anormali quando ha creato il nome assurdo di marito di Clodio.

Ed è appunto in questa maschilità rinchiusa in forme muliebri di rara avvenenza, maestose e snelle nel tempo stesso, che sta il segreto del fascino terribile che esercita sugli uomini e prima di tutti sul marito. Per non so quale malignità nostra noi la vorremmo bacchica e scomposta, e invece ogni sua movenza, ogni suo gesto rasenta sempre l'audacia, ma non mai vi cade dentro.

***