Molto più facile, oh molto! nazionalizzare le terre e le macchine della borghesia parassitaria che rifare il tipo della donna!

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Era Regina una studentessa di lettere, altrettanto prudente e silenziosa — anche se interrogata — durante le lezioni di greco e di filologia quanto loquace e gaia negli ambulatori dello Studio.

Il cappello di feltro e la penna d'airone dominavano sulle teste degli studenti e il suo riso era come un raggio di sole in quella austerità grigia delle aule e dei corridoi.

Era Regina una giovane altrettanto povera quanto baldanzosa e piacente; e la penna d'airone poteva essere il suo stemma: nessuna penna di struzzo languida e accartocciata vezzosamente la sostituì: neve, pioggia, nevischio non l'abbatterono! Quando veniva il maggio, la penna d'airone trasportava il nido dal largo feltro ad una graziosa maggiostrina, molto primaverile, molto eretta sulla bella chioma. La sua penna d'airone ferì molti cuori e indusse a molte e audaci speranze. Ma l'umile colazione che ella portava nella borsetta, testimoniava troppo eloquentemente della sua onestà e della sua povertà e induceva al rispetto. Uno stecco di mandorle tostate, due datteri canditi erano i soli omaggi che ella accettava dai suoi camerati, alla luce del sole e al prezzo di cinque centesimi dal vassoio piramidale di ottone che il venditore di caramellati! ostentava sulla porta dell'Università.

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Un giorno vi fu una gran notizia fra gli studenti.

La Reginella ha gettato il suo fazzoletto: la Reginella s'è innamorata.

Da due mesi gli amici le andavano ripetendo:

«Signorina, Torri le fa una corte spietata.»