Giacchè uno spirito attivo e credente era Leo: credente negli enunciati della scienza come già le genti credevano nel dogma della Immacolata Concezione, nella Comunione del pane del vino, nel simbolo degli Apostoli, ecc.

Leo non credeva più in S. Isaia, in S. Paolo, in S. Matteo, in S. Giovanni; ma credeva in Darwin, in Carlo Marx, in Haeckel e in altri profeti minori ed apostoli della civiltà moderna. Perchè, a ben pensarci, tutta la questione sta qui: nell'avere cioè una fede e sopra tutto la fede del proprio tempo.

Mettete questa fede in una intelligenza sveglia e in una volontà risoluta come era quella di Leo, e avrete un giovane che, se fortuna l'assiste, si farà largo e poi finirà col camminare sulla testa dei suoi compagni con gran dolore del dogma modernissimo dell'uguaglianza.

E come la delicata e sensibile bontà è la calamita più forte delle disgrazie o per lo meno delle seccature: laddove la presunzione di risoluta violenza ha fra gli uomini la virtù di spazzare gl'impacci e le difficoltà (come il maestrale spazza le nubi e rimena il buon tempo) così Leo un po' per istinto della sua generosa natura, un po' per esperienza della dolorosa sua giovanezza, aveva imparato a tener difeso il meccanismo delicatissimo della Bontà sotto un certo suo buon impermeabile di indifferenza e di risolutezza insieme, così che lagrima o pioggia, grandine o fango, bestemmia od urto vi rimbalzavano superbamente nè arrestavano il vittorioso procedere del bell'automobile della Vita.

E per tutto cotesto avrete la spiegazione del perchè i visi scialbi, i capelli lucidi, gli impeccabili colletti alti degli studenti aristocratici ed esteti — i quali facevano corte d'onore a Regina — non si voltassero nè meno quando passavano davanti agli occhi vivi ed ai calzoni corti di Leo, sulla soglia dell'Università. Pareva indifferenza o disprezzo, ed era invece rispetto e timore!

Ma Regina, invece, salutava per tutti questi altezzosi, e ben gaiamente, dicendo:

— Buon giorno, signor Leo!

E Leo era obbligato a rispondere: ma dopo diceva ai suoi: «Stupida! non ha altro luogo per andare a spargere il suo muschio?» Regina la giovanetta liberista e feminista, adorava le supreme eleganze, i rari profumi e perciò stava con gli esteti e con i borghesi dal colletto alto.

E i compagni — poichè si convinsero che Leo non s'infingeva — ridevano e lo beffavano di questo suo spregio per le donne in genere, e per Regina in ispecie.

Sì, per mettere a posto le cose del mondo bisognava redimere — emancipare — restaurare la donna: di questo Leo era più che convinto. Se non che la fisiologia e la psicologia muliebre, studiate da Leo assai bene sulla tavola anatomica, gli presentavano delle difficoltà di primo ordine.