Esiste la voluttà di giungere al confine del Sapere, come esiste la voluttà mortale di scoprire l'ignoto punto del polo e le terre inesplorate. Meraviglioso e benefico anelito in cui si rivela tutta la divinità che è nell'uomo, ancorchè ciò sia cosa vana: giacchè l'uomo non avanzerà se non per la via che è, che fu, che sarà!
Leo povero, Leo solo, Leo coi calzoni corti sentiva questa ebbrezza della conquista e la gioventù del cuore gli diceva:
«Domani la gloria, figliuolo!»
(Di fatto l'invidia, segno di alte latitudini, vento che spira soltanto lungi dalla riva, già gli sibilava d'attorno).
Perciò egli consumava il giorno e gli occhi sui libri della Biblioteca e perciò se in tale stato d'animo Leo appena ravvisò Regina, non deve far meraviglia.
Fu lei che chinò il capo davanti a lui, salutando.
Aveva anche lei di gran libri davanti a sè: libri che pesavano più di lei, e quelle sue belle braccia e quelle sue perfette mani facevano gran fatica a smuoverli ed a rivoltarli! Tutto parea raccolto ed austero in lei, ma il seno, presso quei gravi libri, palpitava d'amore.
Quando suonava la campana del fine, Regina si levava dai suoi libri, si metteva il lungo mantello nero, si inchinava con un «buona sera» passando davanti a Leo e se ne andava per ritornare il dì seguente. Spesso Leo, uscendo poco dopo, scopriva nei vicoli reconditi presso la Biblioteca una coppia che si attardava sotto i fanali.
Erano il Torri e Regina.
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