«Dunque — proseguì lui, l'infame — un giovane, anche d'ingegno, anche di buona volontà, se non parte da una base economica di almeno cento mila lire, lavorerà nel vuoto per tutta la vita, e finirà miserabile come ha cominciato. Ora io ho trovato, non cento, ma cento cinquanta mila lire sotto forma di una signorina che i suoi genitori sarebbero felicissimi di darmi in isposa.» Questo in poche parole fu il ragionamento semplice, positivo, pratico che mi tenne il Torri. Così disse e così fece: sposò la sua signorina: un mostriciattolo dai capelli di stoppa e dalle linee rette, e mi piantò come una bella carota. Ebbene, quest'uomo seguita ad essere un galantuomo, un gentiluomo: finirà onorato, stimato, accademico, cavaliere, commendatore. E io cosa sono? Una ragazza vilipesa ed indicata a dito! Ora, finchè simili infamie sono permesse nel mondo, il mondo sarà sempre in rivoluzione. Vi sono tribunali per questi delitti? No! Che cosa rimane da fare ad una povera giovane? Darsi alla mala vita? Uccidere il traditore? Veda — questo voi altri nella vostra sconfinata presunzione maschile non la capite — per fare una di queste due cose bisogna averci l'istinto.

Gli occhi di Regina così parlando balenarono di pianto: e in omaggio all'antico assioma che l'ira muliebre domanda sempre una vittima, prese il guanto e se lo strappò.

Leo, il parsimonioso, Leo, lo spirito esatto, si chinò e raccolse il guanto.

— Quando sarò deputato, signorina, giuro che sosterrò la legge americana sulle promesse di matrimonio non mantenute. Contenta così? Intanto prenda il suo guanto.

— Scherzi pure, caro signore, che ne val la pena! E non le ho detto ancor tutto. Deve sapere che io per amore di lui non ho potuto prendere la laurea, e adesso che son giù di studi, ho paura di non poterla prendere più, e tutto questo perchè? Perchè in vece di studiare per me, mi sono messa a lavorare per lui.

— Ma se io per quasi un anno la vedevo così assidua alla Biblioteca a studiare! — disse Leo.

— Bravo! appunto quello! Sa, è vero, come fanno adesso i professori giovani a far carriera? Fanno certi lavori che un tempo li eseguivano i vecchi eruditi, quando avevano perso il vigore e non erano più buoni da niente e non sapevano come impiegare gli ultimi anni. Si pigliano dei codici, delle stampe rare e si comincia a fare uno spoglio di citazioni, di varianti, di virgole. Con tutto questo materiale si compone un volume che pare il catalogo di un farmacista; questi sono i lavori di carattere scientifico coi quali si fa carriera. Oppure si trova che Dante ha usato la parola camicia. Ebbene, si fa la storia della camicia del tempo in cui Adamo ed Eva adoperarono per tale uso la foglia di fico sino alle camicie di batista tagliate sulla linea del corpo come si costuma adesso: e questo si chiama spiegar Dante. Ma per fare un lavoro simile bisogna sfogliare una Biblioteca.

Se non che quel galantuomo di Torri non aveva nè voglia nè tempo di star lì ad ammattire sui libri e mi faceva lavorare per lui. L'eterno sfruttamento della povera donna!

«Quando però è innamorata, se no...» — sorrise pensando Leo nel suo vivo core.

— Ogni sbaglio che fai — mi diceva — un giorno di più di ritardo nelle nozze.