Nell'aula era passato un impeto d'uragano. Fuori delle gran finestre gravi nubi immote, cariche di elettricità, toglievano il giorno: l'uragano della materia: dentro l'aula l'uragano del suo spirito. L'aula era stipata di uditori. Il bidello aveva acceso due candele sulla cattedra. Come si accese, si agitò di tempesta la scientifica parola di Leo? Si accese nel modo stesso che la nube nera e immota vien squarciata dalla folgore. Aveva obliato la definizione e la statistica: aveva parlato folgorando del diritto sacro alla vita, del dolore e del patimento umano che dura da secoli e si rinnova sempre: dell'ingiustizia e della frode che bisogna svellere in nome di una giustizia nuova ed audace. «E chi ci si oppone sia schiacciato!» Sprigionavano scintille d'odio dalle sue parole.

Quando la folla si dileguò, Leo taceva.

Col capo chino, pareva sorpreso egli stesso della sua violenza e parea domandarsi:

«Perchè mi sono lasciato vincere? perchè ho parlato così?»

E fu allora sotto i portici solitari, mentre le nubi nere trascinavano via il giorno e la pioggia, che Regina, toccandogli la mano ardente, gli chiese:

— Ma perchè questo odio? lei cui la fortuna assiste e l'avvenire sorride?

Era, vero: esistevano dei giacimenti di odio nell'anima sua, generata da uomo e da donna. Poteva essere l'effetto dei calzoni corti e delle invariabili colazioni di pane e salame che rimontavano nauseabonde alla gola. Sì! Giacchè si ha un bel gridare: «Viva la sobrietà!» ma in fine secca vedere della gente che mangia tartufi e fagiani sotto i vostri occhi, impudentemente! Poteva essere il ricordo della sua avvilita e dolorosa adolescenza in otto anni di collegio. Anzi, era! Ma sopra tutto era l'orgogliaccio soffocato, l'ambizione spasmodica, erano tutte le idre che fanno nido nell'animo dei nati dall'uomo e secernono e laborano il rodente veleno dell'odio. Ciò che Cristo non volle! Se Leo fosse stato uno dei tanti rimasti schiacciati nell'attrito della vita, idra e veleno sarebbero periti insieme. La miseria cronica è il più terribile degli anestetici! Ma oramai Leo avea cominciato a salire: il maledetto salame cotto — ricovero di ogni rifiuto organico — era serbato ad altri: ora lui era nutrito, vestito. La gente ascoltava la sua parola e perciò le idre non spente dal gelo, ma animate dal sole, sibilavano. Ciò che Cristo non volle!

Che rispondere alla donna che aveva indovinato?

La parola già animata e turbata di Leo discese allora, quasi con voluttà, a parlare di sè. Poteva essere una giustificazione ed anche una deviazione alla domanda: «Perchè questo odio?»

Come la nave sbattuta dalla tempesta, se può ricoverare in un porto o nella rada, fende con la violenza impressa il nuovo tranquillo specchio delle acque; così Leo agitava le memorie della adolescenza con il fremito e con la passione di allora, ed ella ascoltava la parola dell'uomo come se la trama della vita di lui s'intrecciasse con i fili della sua vita.