Il viale dei tigli era buio: in fondo un lumicino si accostava.

Quando il lumino fu da presso, apparve quello che era realmente.

Cioè una bara.

I due becchini la reggevano e avanzavano con quel loro largo e greve passo che oscilla or da una parte ora dall'altra.

Parve venire addosso la bara: Leo si tolse il cappello, Regina si segnò, della croce di Cristo.

Nessuno avanti, nessuno dietro: il fanale era infisso sopra la bara. Il lume si allontanò.

Quando il lume si fu allontanato, Regina disse:

— Sarà un pregiudizio, signor Leo, ma così senza croce, senza nessuno, fa pena: pare che l'essere nato, che l'essere vissuto sia stata una colpa; e gli uomini ne portino a seppellire le tracce come di un delitto.

— Eppure otto anni or sono, così, per questo viale, qui, più tardi che quest'ora, così fu sepolto mio padre che non ebbe colpe!

— Così senza croce? così orrendamente come di soppiatto? — chiese Regina.