— Mah! Quello che è. La morte è necessaria alla vita: questo è quanto noi sappiamo di certo.
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Poco dopo si erano lasciati.
Quella notte il sonno non scese sulle palpebre di Leo: un malessere come di febbre, un senso di isolamento nel mondo lo tenne desto e agitato sul letto. Come lunga la sua breve vita!
Il giorno venne, ed egli volle riprendere le sue occupazioni serene, ma non gli riusciva: il mondo in una gran tristezza, in una stanchezza di morte, si allontanava da lui.
Lo stesso come otto anni fa, dopo la morte del padre, quando gli pareva che la gente attendendo alle opere della vita, fugisse, esulasse da lui! Volle vincersi e non ci riuscì. Aperse i libri della scienza e della esperienza, ma i periodi gli si disfacevano, come cosa ridicola e vana, nella mente. Manca il cemento dell'amore ai libri della esperienza e della scienza, e però talora essi franano. Vero è che a certe verità è cosa prudente non accostarsi con il pensiero, e molto meno con la parola concreta!
Ma quando venne la sera seguente e Leo rincasò e sollevò le coperte del letto per coricarsi fu sorpreso nel trovarvi una cosa inaspettata e strana.
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Era un grosso involto finamente legato: sciolse i nodi di raso e ne venne fuori una magnifica scatola di dolci.
Sollevò i quattro veli di carta e vide dei magnifici canditi che posavano su di un letto di cioccolatte: delle enormi prugne che gemevano il loro rosolio sugli ananassi. I fondants, dal tenue lilla e del profumo di vaniglia, si allineavano in fila alternata coi più rari confetti.