Io ero solo e ho dovuto provvedere a tutto.
Venne in cerca di me un mercante di bare che mi condusse nel suo deposito, dove aveva molti suoi soprabiti dei morti, ed io volli comperare la più bella, la più forte bara.
Io ho voluto provare la misura e mi sono disteso dentro, e lui mi diceva: «Oh, ci sta benissimo!»
Allora io compii l'atto macabro con una grande indifferenza: ma da allora qualcosa di quel soprabito dei morti rimase attaccato a me.
Dopo io andai ad un convento di frati e dissi che mio padre era morto e che aveva desiderato una croce e un frate. Io pregavo uno di loro di trovarsi con la croce la sera seguente davanti alla cella mortuaria dell'ospedale. Mi pare che rispondessero di sì ed io quando fu sera aspettai: ma non venne nessuno. I becchini avevano fretta.
I frati, dicendo che io ero studente, forse sospettarono una burla. Avrei dovuto lasciare del danaro per caparra. Ma non sapevo che per l'ufficio funebre di una croce ci volesse del denaro: comunque sia, il fatto è che non vennero. Parliamo d'altro. Ora basta!
Nel ritorno parlarono d'altro e Regina chiese timidamente:
— Nessuna speranza di rivederli di là i nostri cari, quando che sia?
— Nessuna! oramai è deciso!
— Allora tutto qui? Tutto quello che c'è di bene e di male, tutto qui? Ma sa che è poco, signor Leo? Anche tutta la nuova vita che lei disegna dalla cattedra, sa che è poco?