Nadina esultò dalla gioia quando seppe la decisione materna. Studiar pittura! Era il suo sogno segreto, la sua cara ambizione.
Per quattro anni visse felice all'Accademia, nella cara dimestichezza dei maestri, delle liete compagne, dei condiscepoli sciamannati e chiassosi.
Ma l'Aspettato non venne.
Vero è che ella non lo cercò nè lo attese: gli stessi condiscepoli avevano per lei un rispetto superiore a quello che si potesse richiedere. Quei poveri ragazzi le cui vanterie e le cui conquiste erano di un'audacia incredibile, al passaggio di Nadina si toglievano la pipa e salutavano abbassando l'ala dei gran cappellacci all'artista che sono una specie di anticipazione sulla futura gloria dell'arte.
Quanto bene volevano alla loro avvenente e signorile compagna! quanta festa il giorno in cui il professore di plastica volle modellare la bella mano di lei!
Ma chi avrebbe osato farle la corte sul serio? chi rivolgerle una parola d'amore? E ben sapevano che ella si occupava di amore! Un libriccino, legato con antico cuoio, che ella leggeva talvolta da sola negli ambulatori, era stato scoperto: «Le rime di Messer Francesco Petrarca»: vecchio libro di casa, testimone di antiche gioie spirituali per qualche antenato della sua famiglia.
Ma chi di quei poveri figliuoli, spesso in litigio crudele con lo stomaco, avrebbe a quella pura a quella sicura vergine rivolto la parola sublime? L'amavano tutti insieme. Ella dominava quella venerazione e sentiva un'ebra lietezza nell'essere donna. Conobbe in quel tempo rinomati artisti, ebbe dimestichezza con qualche canuto signore dell'arte e del pensiero, ma da pari a pari, perchè l'aureola della fiammeggiante e virtuosa bellezza era corona di nobiltà non inferiore alla gloria.
***
I dolori vennero poi quando ella, già donna, dovette lasciare l'accademia e guadagnarsi la vita. Quelle poche volte che si recò da personaggi autorevoli per commendatizie e favori ne uscì disgustata e in rivolta.
Gli occhi avidi la percorrevano tutta, scrutandola come per cercare qualcosa che in lei fosse e non era, come per dire: «così bella e cercate un posto da poco rame?» e non v'era offesa in queste parole: era giusta meraviglia per il tesoro della non comune bellezza, cui Amore, il buon statuario, già dava visibili rilievi.