— Non vedete? non intendete voi tutto codesto che non appare, ragazze mie? — diceva alle scolare. — E quelle povere ragazze si dovevano sforzare a vedere tutto codesto.
Nadina era quella che ci vedeva meno. Per Nadina un tramonto melanconico di settembre era semplicemente un tramonto, ma per la professoressa era invece «un lento dilagare di luce tranquilla, di colori blandi evanescenti, di fluttuanti penombre morbide, indugianti nel pigro crepuscolo vesperale».
Ma anche senza pietre, senza simboli, senza anelli, senza aggettivazioni Nadina era estetica.
La egregia professoressa si faceva mangiare molto del suo stipendio dalla sarta e trottava tutto il giorno e si sfiatava per la cuffiaia e pel mercante di mode. Ma non riusciva a vestire come Nadina.
— Chi è la sua sarta? la sua cuffiaia, signorina? mi dica!
— Non lo so, signora, fa la mamma!
***
Il tempo passava dolcemente per Nadina, in quel dolce salire al vertice dei venti anni, senza impazienza, senza risvegli, senza passione.
— Che cosa ne farò, signora, di questa mia figliuola, adesso che ha il diploma? — domandò un giorno la madre alla Direttrice della scuola, che era una savia signora — la maestrina? la commessa di negozio? o la farò andare avanti negli studi?
— La commessa intanto no, cara signora; troppi pericoli, troppe tentazioni, e poi una vita falsa per la donna. La maestra in campagna? Ma chi è abituata in città mal vi si adatta. Ecco, tenti i concorsi del Comune e intanto la faccia studiare. So che ha molta disposizione per il disegno. Segua l'inclinazione, la mandi all'Accademia: dopo potrà aspirare ad un posto più conveniente; e poi creda, la sua signorina troverà di meglio prima ancora di avere il diploma. Così consigliò la buona Direttrice.